CCIII

By Giusto de' Conti

Le rime nude, che noi fanno indegni

Di posseder quest'angelico viso

Mandato per destin dal paradiso,

Per più adornar d'amore i nostri regni,

Rendano oramai posa agli occhi pregni,

Et al mio petto stanco, ch'è diviso

Dal soave parlare et dolce riso,

Dal bel costume et dagli atti benegni;

Et cerchino a stil rozzo altra matera;

Che a costei, di cui pur non sanno il nome,

Credendola onorar, fanno vergogna.

Le sue virtù, la beltà, la maniera

Son d'altri assai più degni omeri some,

Et da cetra d'Orfeo, non da sampogna.