CCL – De Rossi

By Giacomo Leopardi

Prendi, mi disse Amore,

Questo arco feritore,

Di cui ti lagni tanto;

Spezzalo pur, se vuoi:

Quando quest'arco è infranto

Cessano i mali tuoi.

Incauto giovinetto,

D'Amor l'offerta accetto;

E in cento modi e cento

Spezzar quell'arco tento.

Ma ogni forza mortale

Contro quell'arco è frale.

Cercando allor men vo

Chi diami a l'uopo aita.

L'arco a lo Sdegno do:

Quegli con mano ardita

Franco l'opra intraprende:

Ma intatto poi mel rende.

A Gelosia lo porto:

E coll'arida mano

L'avea colei già torto.

Io n'esulto: ma invano;

Ché forte più di pria

Mel rende Gelosia.

Volgo al Capriccio i preghi;

Che a l'impresa s'accinge.

L'arco per che si pieghi

Mentre colui lo stringe:

Oh breve contentezza!

Lo piega, e non lo spezza.

Allor le Muse invoco:

Arso quell'arco indegno

Spero dal sacro fuoco

Che m'accende l'ingegno.

Ma è van che a quelle esprima

I miei tormenti in rima.

Così passando gli anni

Fra tristezza ed affanni,

Alfin le bianche brine

Caddero sul mio crine:

Vecchiezza, che la mio fianco

Mosse il piè lento e stanco,

Vide quell'arco, rise,

Lo spezzò, lo divise.

Or l'empio fanciulletto

Impaziente aspetto;

Ché de' trionfi miei

Farlo certo vorrei.

Ma indarno, oh Dio, lo bramo,

Indarno a me lo chiamo:

Passa lunge, e qual vento

Da gli occhi miei si fura;

Ed or che nol pavento,

Ei più di me non cura.