CCLII – De Rossi

By Giacomo Leopardi

Udienza solenne

Amore un giorno tenne:

Il regolar l'ingresso

Fu al Capriccio commesso.

Entraro il Riso e il Gioco:

Ma si trattenner poco.

Con Amore assai più

Parlò la Gioventù.

Fu la Bellezza udita;

Ma colle Grazie unita.

Dopo la Gelosia,

Ascoltò la Follia:

E momenti non brevi

Ad ambedue concesse;

Perché affari non lievi

Suole affidare ad esse.

Torbido in viso e tetro,

Passò poi il Tradimento:

Ma nel tornare indietro

Parve lieto e contento.

Entrò lo Sdegno ancora

A favellar col nume:

E benché ad esso ognora

Avverso di costume,

Pur gli lesse in volto

Che avealo bene accolto.

Fu ammessa la Costanza

Coll'Innocenza a lato:

Ma usciron da la stanza

In aspetto turbato.

Avea già udito Amore

Tutto l'accorso stuolo;

E la Ragione solo

Aspettava al di fuore:

Ché, a lei per odio antico

Il Capriccio nemico,

Avea per dispetto

D'annunciarla negletto.

E allor che il nume vide

Dal lungo udire stanco;

V'è la Ragion pur anco,

Dice; e fra se poi ride.

Quando quel nome ascolta,

Pensoso abbassa i guardi,

Poi dice Amore: è tardi:

Che passi un'altra volta.