CCLXIII

By Domenico di Giovanni

Sabato Tessa ci fu mona sera

Con un gran macherin di catinoni

E quattro vini pien di buon fiasconi,

E di guaste pignatte una gran pera.

Mona matassa una tomassa nera

Per far zamare pippiastri, e polloni

Gran quantità di cappani, e fagioni,

Se ingentar Casa allumata di cera.

Poi quarne, e staglie ciascun acciuffare

Di pian grattati, e di nebbi montani,

Spilli bottando Sagun albognare.

E non han villoron com'astetani

Di vian gratagio un figliaccian armare

Tutti lavaron a mangiar le mani.

Che paiano sciorani

Che fiutan volentier le magellette

Scarpando il pan insino alle tronchette.