CCLXX – Monti

By Giacomo Leopardi

Nembo di guerra intorno freme e morte,

E di Gravido la crudel sorella

Gli anelanti cornipedi flagella

Su l'italiche porte.

Sotto l'ugna immortal fuma e si scuote

De l'Alpe il fianco; da i percossi fonti

Alzano i fiumi le atterrite fronti

Al passar de le rote.

E tortuose giù per l'erta china

Cercano l'onde liquefatte il calle,

Meste avvisando per l'ausonia valle

La marzial ruina.

Che faremo, Amarilli? A i dolci canti

De le fanciulle ascree, l'aspre tenzoni

Mal di Bellona si confanno, e i tuoni

De' bronzi fulminanti.

Né questo, che le fiere alme lusinga,

Clangor di trombe, e nitrir di cavalli,

Ben si concorda a gli apollinei balli,

E al suon de la siringa.

E nondimeno sacerdoti e servi

Non siam d'imbelle iddio. Come la cetra,

Febo al fianco sonar fa la faretra,

E di grand'arco i nervi.

Delfo e Troia lo sanno, il sa di Tebe

La mal feconda donna, e un giorno tutte

Del sangue de' Ciclopi orride e brutte

Le siciliane glebe.

Lungi dunque il timor; ché non s'offende

Impunemente la castalia fronda,

E quel crine è fatal che si corconda

De le delfiche bende.

Di Crise il dica la vendetta acerba,

Quando Apollo sonar fe' l'omicide

Frecce su i Greci, e castigò d'Atride

La ripulsa superba.

Auspice un tanto dio, sciogli tranquillo,

Ninfa divina, il canto, e l'alme scuoti

A i severi difficili nipoti

Di Curio e di Camillo.

Or far ti piaccia le virtù romane

Segno a gli strali de' veloci carmi,

O d'Ilio i campi lagrimosi, o l'armi

E le colpe tebane;

O de l'Aurora i furti, o le fatiche

Narrar d'Argo ti giovi, e manga in Colco

Impallidir su l'incantato solco,

O sospirar con Psiche

Teco vien la pietà, teco il diletto,

Teco eleganza ne' bei modi ardita,

E quel che al cor si sente, e non s'imita,

Parlar facondo e schietto

Questa di carmi amabil arte in alto

Di Teo levò la gloria e di Venosa,

E l'onor di colei che dolorosa

Spiccò di Leuca il salto.

Di lesbia musa che le valse il vanto?

Che le valse il favor di Citerea,

Che i passeri aggiogando a lei scendea

Ad asciugarle il pianto?

Nume più grande Amor con le divine

Eterne punte le piagava il fianco,

Finché l'Ionio a l'egro spirto e stanco

E al suo furor dié fine.