CCLXXIV – Monti

By Giacomo Leopardi

Uom d'affannosa, ma regal sembianza,

A cui, rapita la corona e il regno,

Sol del petto rimasta è la costanza,

Venia di morte a vil supplizio indegno

Chiamato, ahi lasso! e vel traevan quelli

Che fur de l'amor suo poc'anzi il segno.

Quinci e quindi accorrean sciolte i capelli

Consorte e suora ad abbracciarlo, e gli occhi

Ognuna avea conversi in due ruscelli.

Stretto al seno egli tiensi in su i ginocchi

Un dolente fanciullo, e par che tutto

Ne gli amplessi e ne' baci il cor trabocchi;

E sì gli dica: Da' miei mali istrutto

Apprendi, o figlio, la virtude, e cògli

Di mie fortune dolorose il frutto.

Stabile e santo nel tuo cor germogli

Il timor del tuo Dio, né mai d'un trono

Mai lo stolto desir l'alma t'invogli.

E se l'ira del ciel sì tristo dono

Faratti, il padre ti rammenta, o figlio;

Ma serba a chi l'uccide il tuo perdono.

Questi accenti parea, questo consiglio

Profferir l'infelice; e chete intanto

Gli discorrean le lagrime dal ciglio.

Piangean tutti d'intorno, e da l'un canto

Le fiere guardie impietosite anch'esse

Sciogliean, poggiate su le lance, il pianto.