CCLXXIX – Monti
I placidi cercai poggi felici,
Che con dolce pendio cingon le liete
De l'Eupili lagune irrigatrici;
E nel vederli mi sclamai: salvete,
Piagge dilette al ciel, che al mio Parini
Foste cortesi di vostr'ombre quete;
Quando ei fabbro di numeri divini
L'acre bile fe' dolce, e la vestia
Di tebani concenti e venosini.
Parea de' carmi tuoi la melodia
Per quell'aure ancor viva, e l'aure e l'onde
E le selve eran tutte un'armonia.
Parean d'intorno i fior, l'erbe, le fronde
Animarsi, e iterarmi in suon pietoso:
Il cantor nostro ov'è? chi lo nasconde?
Ed ecco in mezzo di ricinto ombroso
Sculto un sasso funebre che dicea:
AI SACRI MANI DI PARIN RIPOSO.
E donna di beltà che dolce ardea
(Tese l'orecchio, e fiammeggiando il vate
Alzò l'arco del ciglio, e sorridea)
Colle dita venia bianco–rosate
Spargendolo di fiori e di mortella,
Di rispetto atteggiata e di pietate.
Bella la guancia in suo pudor; più bella
Su la fronte splendea l'alma serena
Come in limpido rio raggio di stella.
Poscia che dati i mirti ebbe a man piena,
Di lauro, che parea lieto fiorisse
Tra le sue man, fe' al sasso una catena.
E un sospir trasse affettuoso, e disse
Pace eterna a l'amico: e te chiamando,
I lumi al cielo sì pietosi affisse,
Che gli occhi anch'io levai, certa aspettando
La tua discesa. Ah qual mai cura, o quale
Parte d'Olimpo ratteneati, quando
Di que' bei labbri il prego erse a te l'ale?
Se questa indarno l'udir tuo percuote,
Qual altra ascolterai voce mortale?
Riverente in disparte a le devote
Ceremonie assistea, colle tranquille
Luci nel volto de la donna immote,
Uom d'alta cortesia, che il ciel sortille
Più che consorte, amico. Ed ei che vuole
Il voler de le care alme pupille,
Ergea d'attico gusto eccelsa mole,
Sovra cui d'ogni nube immaculato
Raggiava immemor del suo corso il sole.
E Amalia la dicea dal nome amato
Di costei, che del loco era la Diva,
E più del cor, che al suo congiunse il fato.
Al pio rito funebre, a quella viva
Gara d'amor mirando, già di mente
Del mio gir oltre la cagion m'usciva.
Mossi alfine, e quei colli, ove si sente
Tutto il bel di natura, abbandonai,
L'orme segnando al cor contrarie e lente.