CCLXXVI – Monti
Allorché il sole (io lo rammento spesso)
D'Oriente sul balzo compariva
A risvegliar del suo silenzio il mondo,
E a gli oggetti rendea più vivi e freschi
I color che rapiti avea la sera,
Da l'umile mio letto anch'io sorgendo,
A salutarlo m'affrettava, e fiso
Tenea l'occhio a mirar come nascoso
Di là dal colle ancora ei fea da lunge
De gli alti gioghi biondeggiar le cime;
Poi come lenta in giù scorrea la luce
Il dosso imporporando e i fianchi alpestri,
E dilatata a me venia d'incontro,
Che a' piedi l'attendea de la montagna.
Da l'umido suo sen la terra allora
Su le penne de l'aure mattutine
Grata innalzava di profumi un nembo:
E altero di se stesso, e sorridente
Su i benefizi suoi, l'aureo pianeta
Nel vapor, che odoroso ergeasi in alto,
Gia rinfrescando le divine chiome,
E fra il concento de gli augelli e il plauso
De le create cose egli sublime
Per l'azzurro del ciel spingea le rote.
Allor sul fresco margine d'un rivo
M'adagiava tranquillo in su l'erbetta,
Che lunga e folta mi sorgea dintorno,
E tutto quasi mi copriva; ed ora
Supino mi giacea, fosche mirando
Pender le selve da l'opposta balza,
E fumar le colline, e tutta in faccia
Di sparsi armenti biancheggiar la rupe:
Or rivolto col fianco al ruscelletto
Io mi fermava a riguardar le nubi,
Che tremolando si vedean riflesse
Nel puro trapassar specchio de l'onda:
Poi del gentil spettacolo già sazio,
Tra i cespi, che mi fean corona e letto,
Si fissava il mio sguardo, e attento e cheto
Il picciol mondo a contemplar poneami,
Che tra gli steli brulica de l'erbe,
E il vago e vario de gl'insetti ammanto,
E l'indole diversa e la natura.
Altri a torma e fuggenti in lunga fila
Vengono e van per via carchi di preda;
Altri sta solitario, altri l'amico
In suo cammino arresta, e con lui sembra
Gran cose conferir: questi d'un fiore
L'ambrosia sugge e la rugiada; e quello
Al suo rival ne disputa l'impero,
E venir tosto a lite, ed azzuffarsi,
E avviticchiati insieme ambo repente
Giù da la foglia sdrucciolar li vedi.
Né valor manca in quegli angusti petti,
Previdenza, consiglio, odio ed amore.
Quindi alcuni tra lor miti e pietosi
Prestansi aita ne' bisogni; assai
Migliori in ciò de l'uom, che al suo fratello
Fin ne la stessa povertà fa guerra:
Ed altri poscia da vorace istinto
A la strage chiamati ed a gl'inganni,
De la morte d'altrui vivono, e sempre
Del più gagliardo, come avvien tra noi,
O del più scaltro la ragion prevale.