CCLXXVI – Monti

By Giacomo Leopardi

Allorché il sole (io lo rammento spesso)

D'Oriente sul balzo compariva

A risvegliar del suo silenzio il mondo,

E a gli oggetti rendea più vivi e freschi

I color che rapiti avea la sera,

Da l'umile mio letto anch'io sorgendo,

A salutarlo m'affrettava, e fiso

Tenea l'occhio a mirar come nascoso

Di là dal colle ancora ei fea da lunge

De gli alti gioghi biondeggiar le cime;

Poi come lenta in giù scorrea la luce

Il dosso imporporando e i fianchi alpestri,

E dilatata a me venia d'incontro,

Che a' piedi l'attendea de la montagna.

Da l'umido suo sen la terra allora

Su le penne de l'aure mattutine

Grata innalzava di profumi un nembo:

E altero di se stesso, e sorridente

Su i benefizi suoi, l'aureo pianeta

Nel vapor, che odoroso ergeasi in alto,

Gia rinfrescando le divine chiome,

E fra il concento de gli augelli e il plauso

De le create cose egli sublime

Per l'azzurro del ciel spingea le rote.

Allor sul fresco margine d'un rivo

M'adagiava tranquillo in su l'erbetta,

Che lunga e folta mi sorgea dintorno,

E tutto quasi mi copriva; ed ora

Supino mi giacea, fosche mirando

Pender le selve da l'opposta balza,

E fumar le colline, e tutta in faccia

Di sparsi armenti biancheggiar la rupe:

Or rivolto col fianco al ruscelletto

Io mi fermava a riguardar le nubi,

Che tremolando si vedean riflesse

Nel puro trapassar specchio de l'onda:

Poi del gentil spettacolo già sazio,

Tra i cespi, che mi fean corona e letto,

Si fissava il mio sguardo, e attento e cheto

Il picciol mondo a contemplar poneami,

Che tra gli steli brulica de l'erbe,

E il vago e vario de gl'insetti ammanto,

E l'indole diversa e la natura.

Altri a torma e fuggenti in lunga fila

Vengono e van per via carchi di preda;

Altri sta solitario, altri l'amico

In suo cammino arresta, e con lui sembra

Gran cose conferir: questi d'un fiore

L'ambrosia sugge e la rugiada; e quello

Al suo rival ne disputa l'impero,

E venir tosto a lite, ed azzuffarsi,

E avviticchiati insieme ambo repente

Giù da la foglia sdrucciolar li vedi.

Né valor manca in quegli angusti petti,

Previdenza, consiglio, odio ed amore.

Quindi alcuni tra lor miti e pietosi

Prestansi aita ne' bisogni; assai

Migliori in ciò de l'uom, che al suo fratello

Fin ne la stessa povertà fa guerra:

Ed altri poscia da vorace istinto

A la strage chiamati ed a gl'inganni,

De la morte d'altrui vivono, e sempre

Del più gagliardo, come avvien tra noi,

O del più scaltro la ragion prevale.