CCLXXVIII – Monti

By Giacomo Leopardi

Pallido intanto su l'abnobie rupi

Il Sol cadendo raccogliea d'intorno

Da le cose i colori, e a la pietosa

Notte del mondo concedea la cura.

Ed ella, del regal suo velo eterno

Spiegando il lembo, raccendea ne gli astri

La morta luce, e la spegnea sul volto

De gli stanchi mortali. Era il tuon queto

De' fulmini guerrieri, e ne vagava

Sol per la valle il fumo atro, confuso

Colle nebbie de' boschi e de' torrenti:

Eran quete le selve, eran de l'aure

Queti i sospiri; ma lugubri e cupi

S'udian gemiti e grida in lontananza

Di languenti trafitti, e un calpestio

Di cavalli e di fanti, e sotto il grave

Peso de' bronzi un cigolio di rote,

Che mestizia e terror mettea nel core.