CCLXXXIII

By Domenico di Giovanni

Scienza è ver ch'è superna ricchezza

Se grave natural ne tien governo,

Ch'ella per sé, se bene il ver discerno,

Senno non dà, dove ne può mattezza:

Per vanità, superbia, e leggerezza

T'apparse un falso albor d'amore eterno;

Carco d'infamia, di lezione scherno

Deh dimmi ove leggesti tal saviezza?

Fu testo ebreo, o greco ovver latino,

O l'opera volgar degna d'onore

Del famoso Poeta Fiorentino?

Forse fu lo scambrilla Piacentino?

Per la riferma invia per cammino

Cancelliere, o panciatico oratore?

Se sapessi il tenore,

Dolor terribil già t'arei promesso

Con le man tue, micidio di te stesso.