CCLXXXVI

By Gaspara Stampa

Qual è fresc'aura, a l'estiv'ora ardente,

a la stanca e sudata pastorella,

qual è a chi dorme in riva erbosa e bella

il mormorar d'un bel cristal corrente,

qual di sol raggio in bel prato ridente

a fior che langue a la stagion novella,

qual certo porto a dubbia navicella,

ch'esce fuor di tempesta aspra e repente;

tal fu il vostro apparir gradito tanto,

Priuli nostro, a nostre luci meste,

e le rime ch'agli altri han tolto il vanto.

Quell'a noi stesse ne fu caro, e queste,

dopo il dipor del terren vostro manto,

ne faran chiare ovunque amor si deste.