CCV – Pignotti
De lo stupor che desta
Un volante pallone,
A dirti il ver, non vedo la ragione.
Qual è mai la virtù che lo sublima?
Che asconde entro di se, da cui la forza
Per gire in alto e per volar riceve?
Fumo sol vi si asconde, ed aria lieve.
Onde la meraviglia? e quando fu
Nuovo vedere il fumo andare in su?
Or sai la differenza, e perché il ciglio
Ciascun v'affisa, e si riman stupito?
È fumo, è ver; ma fumo rivestito.
Con varie foggie, per attrar lo sguardo,
In ampio globo ascoso, in varia veste
Il fumo si traveste;
Ora in più vile, ora in più ricco invoglio:
Ma il più comun vestito è quel di foglio.
Scuotonsi i polverosi scartafacci,
E cento e cento per vestire il fumo
Pongonsi in opra letterati stracci.
Quanti intarlati, né finora aperti,
Vergini libri, già vecchi, e coperti
Di quella ancor che vi cadé primiera
Polvere inonorata,
Libri cui si fe notte innanzi sera;
A le tignole tolti,
Si schiudono; e disciolti
Dal manto, che quantunque aureo gl'involse,
A l'oblio non li tolse,
Ora impastati al fumo intorno intorno,
Con meraviglia alfin veggono il giorno!
Qua s'innalza un pallone, e ne l'alzarsi
Mostra su l'ampio suo ventre distesi
I magnifici titoli
Di teologiche tesi.
Sdrucite, e insiem confuse,
Volano le poetiche Raccolte.
Oh quante odi pindariche,
Sol di vano rumor pompose e carche,
Che con sonanti rime,
Mentendo in stil sublime,
Invitaron sì spesso gli uditori
A rimirare il loro eccelso volo,
Né si mosser dal suolo;
Ecco, con nuovo inaspettato salto,
Pregne di fumo, alfin volano in alto!
Voi pur (chi 'l crederia?) mostri di Pindo
Che, col coturno in piè, da pulcinelli
Travestendo gli eroi
Montate in palco; e voi
Che, impastati di un quarto di commedia,
D'un altro di tragedia,
E il resto di follia,
Daniello ed Elia
In lungo, strano e non inteso gergo
Ragionar fate; e per le colpe sue,
Nabucco in scena trasformate in bue;
Voi che, nati, restate ognor sepolti
De l'oblio fra le tenebre omicide;
Gioite: alfin v'arride
Il fato amico: è giunto
Il fortunato punto
Che tragghiate del pubblico gli sguardi:
E mentre, in giri ora veloci or tardi,
V'inalzate a le nubi,
Quei che speraste in sul teatro invano
Lieti plausi sonori,
Grazie al fumo, vi fan gli spettatori.
Ma questo, benché adorno
De le dotte fatiche di Parnaso
E di più d'un Liceo,
Quest'abito del fumo e il più plebeo.
Altri di tela il cinge,
Che di vaghi colori orna e dipinge;
Altri di nobil più, serica veste,
Su cui scorrono, inteste,
E in vago ordine miste,
Auree e purpuree liste.
E il vario suon di gioia ed il clamore
Del volgo, pare a me che sia maggiore
Quanto più ricco e bello
È del fumo il mantello.
Di questa folle ammirazion, di questo
Strano evento tu ridi? e pure in esso
Ravviserai, se con attento sguardo
Prendi a mirarlo ben da capo a fondo,
L'immagine di ciò che avvien al mondo.
De gli uomini l'immensa
Folla che scorre inosservata e queta
Per l'usata e secreta
Via de la vita, rassomiglia appunto
Al fumo non vestito ancor, che sotto
La sua vera figura naturale,
Senza attrarre un'occhiata,
Per la solita strada in aria sale.
Ma vedi come a un tratto,
Rapidamente tratto
Da destrieri spumanti,
Di ricchi fregi adorni ed aurea briglia,
Stride su i ferrei elastici sostegni
Fastoso cocchio, e il popolo scompiglia:
Vedi come la turba
Stupida il guarda, e riguardando ammuta.
Quei servi rapidissimi e volanti,
Che gli scorrono avanti,
Come i destrieri anch'essi ornati d'oro,
E resi eguali a loro;
Quello stuol d'oziosi impertinenti
Dietro il cocchio pendenti;
L'aureo fulgor, lo strepito, il rimbombo,
Che la vista così fere e l'udito;
Son del fumo un magnifico vestito:
Del fumo, o sia di quel ricco e doarato
Insetto, che sdraiato
Con maestosa impertinenza siede
Sul volante guanciale, e la pedestre
Turba d'un guardo sol degna non crede.
Anzi il rapido cocchio
Par che, stridendo in minaccioso metro,
Gridi superbo indietro
Al vil volgo cencioso: ed a punirlo
Che a lui troppo appressò, mentre trapassa,
O l'urta, o allor ch'ei fugge,
D'atro e fangoso spruzzo asperso il lassa.
Comun fumo negletto era poc'anzi
Quei cui piegansi innanzi
Or cento fronti umìli. E ben, che avvenne?
Quella chiave dorata, che gli pende
Ora dal fianco; quello
Grande titol novello,
Ch'empie la bocca alteramente, e suona
Con pomposo rimbombo
Su le labbra de' servi ogni momento;
Son del fumo un fastoso abbigliamento.
Vesti del fumo son quelle splendenti
Croci, santi, legaccie, e stelle, e fere;
E le distinte, altere
Seriche fasce, d'aurei fregi ornate
E di gemme stellate
Che cingon, quai zodiaci, oblique il seno
Di chi? del fumo: sì, gemmato fumo,
Che rai pomposi, e tremule scintille
Vibrando, le pupille
Del volgo abbaglia sì, che in lui s'affisa:
Ché per il fumo nessun più lo ravvisa.
Ma il fumo il più leggiero, il più sottile;
Quello che il volgo umile
Guarda con più stupor; quello che abbaglia
Tanto chi troppo fiso lo rimira,
Che con strana vertigine
Spesso il capo gli gira;
Quel che cangia ogn'istante
D'abito e di sembiante,
E fregi veste i più pomposi e vani;
È 'l fumo lusinghier de' cortigiani.
Ne la lor fosca e torbida atmosfera,
Su l'ali d'incostante aura leggera,
Quali aerei pallon, errar li mira,
Esposti a le più instabili vicende:
Altri monta, altri scende.
Vedi, quando il favore,
Quasi vital calore,
Riscalda il fumo, vedi come s'alzi
Rapidissomo il globo, e in un baleno
Giunga a le nubi in seno.
Ma si raffredda il fumo; e già ricade
Su quelle onde partì, fangose strade:
E allor, ad onta de la nobil vesta,
Senza degnarlo d'una occhiata sola,
Vi passa sopra il volgo, e lo calpesta.