CCV – Pignotti

By Giacomo Leopardi

De lo stupor che desta

Un volante pallone,

A dirti il ver, non vedo la ragione.

Qual è mai la virtù che lo sublima?

Che asconde entro di se, da cui la forza

Per gire in alto e per volar riceve?

Fumo sol vi si asconde, ed aria lieve.

Onde la meraviglia? e quando fu

Nuovo vedere il fumo andare in su?

Or sai la differenza, e perché il ciglio

Ciascun v'affisa, e si riman stupito?

È fumo, è ver; ma fumo rivestito.

Con varie foggie, per attrar lo sguardo,

In ampio globo ascoso, in varia veste

Il fumo si traveste;

Ora in più vile, ora in più ricco invoglio:

Ma il più comun vestito è quel di foglio.

Scuotonsi i polverosi scartafacci,

E cento e cento per vestire il fumo

Pongonsi in opra letterati stracci.

Quanti intarlati, né finora aperti,

Vergini libri, già vecchi, e coperti

Di quella ancor che vi cadé primiera

Polvere inonorata,

Libri cui si fe notte innanzi sera;

A le tignole tolti,

Si schiudono; e disciolti

Dal manto, che quantunque aureo gl'involse,

A l'oblio non li tolse,

Ora impastati al fumo intorno intorno,

Con meraviglia alfin veggono il giorno!

Qua s'innalza un pallone, e ne l'alzarsi

Mostra su l'ampio suo ventre distesi

I magnifici titoli

Di teologiche tesi.

Sdrucite, e insiem confuse,

Volano le poetiche Raccolte.

Oh quante odi pindariche,

Sol di vano rumor pompose e carche,

Che con sonanti rime,

Mentendo in stil sublime,

Invitaron sì spesso gli uditori

A rimirare il loro eccelso volo,

Né si mosser dal suolo;

Ecco, con nuovo inaspettato salto,

Pregne di fumo, alfin volano in alto!

Voi pur (chi 'l crederia?) mostri di Pindo

Che, col coturno in piè, da pulcinelli

Travestendo gli eroi

Montate in palco; e voi

Che, impastati di un quarto di commedia,

D'un altro di tragedia,

E il resto di follia,

Daniello ed Elia

In lungo, strano e non inteso gergo

Ragionar fate; e per le colpe sue,

Nabucco in scena trasformate in bue;

Voi che, nati, restate ognor sepolti

De l'oblio fra le tenebre omicide;

Gioite: alfin v'arride

Il fato amico: è giunto

Il fortunato punto

Che tragghiate del pubblico gli sguardi:

E mentre, in giri ora veloci or tardi,

V'inalzate a le nubi,

Quei che speraste in sul teatro invano

Lieti plausi sonori,

Grazie al fumo, vi fan gli spettatori.

Ma questo, benché adorno

De le dotte fatiche di Parnaso

E di più d'un Liceo,

Quest'abito del fumo e il più plebeo.

Altri di tela il cinge,

Che di vaghi colori orna e dipinge;

Altri di nobil più, serica veste,

Su cui scorrono, inteste,

E in vago ordine miste,

Auree e purpuree liste.

E il vario suon di gioia ed il clamore

Del volgo, pare a me che sia maggiore

Quanto più ricco e bello

È del fumo il mantello.

Di questa folle ammirazion, di questo

Strano evento tu ridi? e pure in esso

Ravviserai, se con attento sguardo

Prendi a mirarlo ben da capo a fondo,

L'immagine di ciò che avvien al mondo.

De gli uomini l'immensa

Folla che scorre inosservata e queta

Per l'usata e secreta

Via de la vita, rassomiglia appunto

Al fumo non vestito ancor, che sotto

La sua vera figura naturale,

Senza attrarre un'occhiata,

Per la solita strada in aria sale.

Ma vedi come a un tratto,

Rapidamente tratto

Da destrieri spumanti,

Di ricchi fregi adorni ed aurea briglia,

Stride su i ferrei elastici sostegni

Fastoso cocchio, e il popolo scompiglia:

Vedi come la turba

Stupida il guarda, e riguardando ammuta.

Quei servi rapidissimi e volanti,

Che gli scorrono avanti,

Come i destrieri anch'essi ornati d'oro,

E resi eguali a loro;

Quello stuol d'oziosi impertinenti

Dietro il cocchio pendenti;

L'aureo fulgor, lo strepito, il rimbombo,

Che la vista così fere e l'udito;

Son del fumo un magnifico vestito:

Del fumo, o sia di quel ricco e doarato

Insetto, che sdraiato

Con maestosa impertinenza siede

Sul volante guanciale, e la pedestre

Turba d'un guardo sol degna non crede.

Anzi il rapido cocchio

Par che, stridendo in minaccioso metro,

Gridi superbo indietro

Al vil volgo cencioso: ed a punirlo

Che a lui troppo appressò, mentre trapassa,

O l'urta, o allor ch'ei fugge,

D'atro e fangoso spruzzo asperso il lassa.

Comun fumo negletto era poc'anzi

Quei cui piegansi innanzi

Or cento fronti umìli. E ben, che avvenne?

Quella chiave dorata, che gli pende

Ora dal fianco; quello

Grande titol novello,

Ch'empie la bocca alteramente, e suona

Con pomposo rimbombo

Su le labbra de' servi ogni momento;

Son del fumo un fastoso abbigliamento.

Vesti del fumo son quelle splendenti

Croci, santi, legaccie, e stelle, e fere;

E le distinte, altere

Seriche fasce, d'aurei fregi ornate

E di gemme stellate

Che cingon, quai zodiaci, oblique il seno

Di chi? del fumo: sì, gemmato fumo,

Che rai pomposi, e tremule scintille

Vibrando, le pupille

Del volgo abbaglia sì, che in lui s'affisa:

Ché per il fumo nessun più lo ravvisa.

Ma il fumo il più leggiero, il più sottile;

Quello che il volgo umile

Guarda con più stupor; quello che abbaglia

Tanto chi troppo fiso lo rimira,

Che con strana vertigine

Spesso il capo gli gira;

Quel che cangia ogn'istante

D'abito e di sembiante,

E fregi veste i più pomposi e vani;

È 'l fumo lusinghier de' cortigiani.

Ne la lor fosca e torbida atmosfera,

Su l'ali d'incostante aura leggera,

Quali aerei pallon, errar li mira,

Esposti a le più instabili vicende:

Altri monta, altri scende.

Vedi, quando il favore,

Quasi vital calore,

Riscalda il fumo, vedi come s'alzi

Rapidissomo il globo, e in un baleno

Giunga a le nubi in seno.

Ma si raffredda il fumo; e già ricade

Su quelle onde partì, fangose strade:

E allor, ad onta de la nobil vesta,

Senza degnarlo d'una occhiata sola,

Vi passa sopra il volgo, e lo calpesta.