CCVI – Pignotti

By Giacomo Leopardi

Sopra marmorea vasca, ove il cristallo

Emulvan le pure onde tranquille,

Ed a l'argentee conche ed al corallo

Faceano specchio, e a le petrose stille;

Infra i gatti il più bel, Buricchio, assiso,

Stava ammirando entro il cristallo ondoso

Le negre orecchie, ed il rotondo viso,

Le candide basette, e il pel nevoso.

Mentre contempla la sua bella imago,

E in basso e rauco suon va borbottando,

Mira sotto di se nel picciol lago

Un non più visto pesce ire ondeggiando.

Aguzza i lumi allor, la serpeggiante

Coda inarcando, e in lui s'affisa attento;

Che di dorate squame fiammeggiante,

Per l'onda se ne va fastoso e lento.

Buricchio allor, che sotto un serio e grave

Venerabile aspetto ricopria

Indole ghiotta, e voglie ingorde e prave;

Sì bel pesce assaggiar tosto desia.

E crede che di vaga e pellegrina

Spoglia sì ricca un pesce rivestito,

Più de l'argentea trota e de l'ombrina,

De lo storion sarà più saporito.

Guizza per l'acqua il pesce in spesse ruote:

Stende la zampa il gatto, e l'unghia attuffa

Ne l'onda alquanto, e la ritira e scote;

E accosta il muso, tocca l'acqua e sbuffa.

Sorge alfine a fior d'acqua, apre la bocca

Il pesce incauto, e più e più s'innalza:

Buricchio attento il fatal colpo scocca;

L'adugna e tira, e sopra il suol lo sbalza.

Si dibatte su l'erba egro e languente

Il pesce: e il gatto a lui saltando addosso,

Straccia con l'unghia, e ficca avido il dente

Ne l'aurea pancia e nel dipinto dosso.

Ma quando poi l'insipida e stopposa

Polpa gustò, che già sperato avea

Trovar sì saporita e preziosa;

Burlato, malamente la rodea.

E abbandonando il pesce non finito,

Fra se concluse, pien di mal umore,

Che creder non si deve a un bel vestito,

Né l'interno apprezzar da quel ch'è fuore.