CCVI – Pignotti
Sopra marmorea vasca, ove il cristallo
Emulvan le pure onde tranquille,
Ed a l'argentee conche ed al corallo
Faceano specchio, e a le petrose stille;
Infra i gatti il più bel, Buricchio, assiso,
Stava ammirando entro il cristallo ondoso
Le negre orecchie, ed il rotondo viso,
Le candide basette, e il pel nevoso.
Mentre contempla la sua bella imago,
E in basso e rauco suon va borbottando,
Mira sotto di se nel picciol lago
Un non più visto pesce ire ondeggiando.
Aguzza i lumi allor, la serpeggiante
Coda inarcando, e in lui s'affisa attento;
Che di dorate squame fiammeggiante,
Per l'onda se ne va fastoso e lento.
Buricchio allor, che sotto un serio e grave
Venerabile aspetto ricopria
Indole ghiotta, e voglie ingorde e prave;
Sì bel pesce assaggiar tosto desia.
E crede che di vaga e pellegrina
Spoglia sì ricca un pesce rivestito,
Più de l'argentea trota e de l'ombrina,
De lo storion sarà più saporito.
Guizza per l'acqua il pesce in spesse ruote:
Stende la zampa il gatto, e l'unghia attuffa
Ne l'onda alquanto, e la ritira e scote;
E accosta il muso, tocca l'acqua e sbuffa.
Sorge alfine a fior d'acqua, apre la bocca
Il pesce incauto, e più e più s'innalza:
Buricchio attento il fatal colpo scocca;
L'adugna e tira, e sopra il suol lo sbalza.
Si dibatte su l'erba egro e languente
Il pesce: e il gatto a lui saltando addosso,
Straccia con l'unghia, e ficca avido il dente
Ne l'aurea pancia e nel dipinto dosso.
Ma quando poi l'insipida e stopposa
Polpa gustò, che già sperato avea
Trovar sì saporita e preziosa;
Burlato, malamente la rodea.
E abbandonando il pesce non finito,
Fra se concluse, pien di mal umore,
Che creder non si deve a un bel vestito,
Né l'interno apprezzar da quel ch'è fuore.