CCVI

By Domenico di Giovanni

Buffon, non di Comun, né d'alcun Sire;

Ma d'un suo schiavo, che 'l cervel si becca;

Ben sei addosso a Marzocco una zecca,

E nell'occhio una stecca a non mentire:

Ladro, non ti ricorda del fuggire

Del Conte Urbin, che 'l muso ancor si lecca?

La forca, per tal beffa, ha gran cilecca,

E perdé il manigoldo il dì tre lire.

Certo te ne sovvien, quando sbavigli

Recendo il fiato in su ne' Febei raggi;

Qual bello impiccat'eri in quel Padule?

Tal quando balli, giri, e t'attortigli,

Così ti prego della scala caggi

Isgambettando al duol dello strozzule;

Colla lingua al mezzule,

Da i denti stretta, bugiarda, inventrice,

Che confitta ti fia tra le morice.