CCVI

By Francesco Beccuti

Quel sempre chiaro ed onorato giorno

onde piacque al Messia, tolto da terra,

sparger sovra gli eletti il sacro dono

che promesso avea già per tante lingue,

coronato di rose, ingrata prole,

oggi a noi torna, per tornarci a mente

quanto, se diamo a le sue grazie loco,

ne sia largo di quelle il re del cielo.

Ei s'era alzato poco innanzi al cielo,

quando gli afflitti suoi fedeli un giorno,

stando raccolti in un medesmo loco,

dopo un gran tuon che fe' tremar la terra,

vider, levando in su gli occhi e la mente,

pioversi sovra l'aspettato dono

in forma di faville, e in ogni prole

cominciâro a parlar con varie lingue.

Erano ivi ad udir tutte le lingue

che nate son sotto diverso cielo

e Mauri ed Indi e l'una e l'altra prole

che percuote aquilone e mezzogiorno.

Questi dicean: — Oh che mirabil dono!

Non sono essi creati in questo loco? —

Ed ascoltava con stupor di mente

l'idioma ciascun de la sua terra.

Così, correndo in ogni estrema terra,

si sparse il suon de l'infiammate lingue,

ch'a ripensarlo pur, trema la mente.

Indi quel che fu ratto al terzo cielo

con Pietro viene ad occupare il loco

ove sedea la più superba prole

che poi li fece di quel seggio dono

ponendo 'l suo dove apparisce il giorno.

Ma noi che fummo desti a più gran giorno,

tenendo sempre ogni pensiero a terra,

non alziam l'intelletto a sì gran dono

e ben sapem quante presaghe lingue

ch'abbian predetto già di prole in prole

quel ch'oggi vede ogni purgata mente;

e, pur sepolti in così basso loco,

fatto n'avem di questo fango cielo.

Con noi ragiona, dimostrando 'l cielo

tante bellezze sue la notte e 'l giorno.

Alme beate, questo è 'l vostro loco;

a che ponete ogni speranza in terra?

Ben è fuor di se stesso e senza mente

chi non l'ascolta, perché perde un dono

che nol potria tutta l'umana prole

narrar con quante sono e penne e lingue.

Lasso! ch'ognor con l'opre e con le lingue

sente da noi più grave offesa il cielo

e, qual d'aquila suol mentita prole,

non potemo affissar le luci al giorno;

e se non fosse di pietade il dono,

più non avrebbe il pregar nostro loco;

ma verria forse a la divina mente

nuovo pensier di ruinar la terra.

Tu che per noi salvar venisti in terra,

come prima contâr già mille lingue,

a le nostre miserie omai pon mente:

tu sol sei vita e per te solo al cielo

s'apre la strada e chiuso è ogni altro loco;

tu sol puoi fare a la tua indegna prole

di quel santo, ineffabil spirto dono

ch'a le tenebre nostre apporta il giorno.

Mentre vivemo un breve giorno in terra,

Signor, manda il tuo dono in queste lingue

che son pur di tua prole e siati in mente

che hai promesso ad ognuno il loco in cielo.