CCVII – Pignotti

By Giacomo Leopardi

Da l'infiammate rote

Febo scotea sul suol l'estivo ardore;

E il robusto aratore

Stava a l'arso terreno

Col vomere tagliente aprendo il seno.

Acceso in volto, di sudor bagnato,

Col crine scompigliato,

Curvo le spalle, il cigolante aratro

Con una man premea,

Che col chino ginocchio accompagnava;

E coll'altra stringea

Pungolo acuto; e colla rozza voce,

E coi colpi frequenti,

Affrettava de' bovi i passi lenti.

Stava sopra l'aratro in grave volto

Una mosca arrogante,

Ch'or su l'irsuto tergo

De' stanchi buoi volava,

Ed ora al tardo aratro

In fretta ritornava;

E quasi in alto affar tutta occupata,

Smaniante ed affannosa,

Corre, ronza, s'adira, e mai non posa.

Un moscerino intanto

Passando ad essa accanto,

Le disse: e perché mai

Tanto sudi e t'affanni? e cosa fai?

Rispose con dispetto

Quell'arrogante insetto:

Nol vedi? è necessario il domandare

Qual importante affare

Ci occupi tutti adesso? Ad ignorarlo

Veramente sei solo.

Non lo vedi, balordo? ariamo il suolo.

È assai comune usanza

Il credersi persona d'importanza.