CCVIII – Pignotti

By Giacomo Leopardi

Già, di zefiro al giocondo

Susurrare, erasi desta

Primavera; ed il crin biondo

S'acconciava, e l'aurea vesta.

L'aer tepido e sereno,

De la terra il lieto aspetto

Già destava a tutti in seno

Nuovo brio, nuovo diletto.

Sopra l'erbe e i fior novelli

Saltellavano gli armenti;

Ed il bosco, de gli augelli

Risonava a i bei concenti.

Con insolita armonia

Entro il vago stuol canoro

L'usignol cantar s'udia,

Quasi principe del coro.

Le leggiere agili note

Sì soave or lega or parte,

Che dimostra quanto puote

La natura sopra l'arte.

Or lento e placidissimo

Il bel canto in giù discende;

Or con volo rapidissimo,

Gorgheggiando, in alto ascende.

Tra le frondi ei canta solo;

Stanno gli altri a udirlo intenti;

Ed avean sospeso il volo

Fin l'aurette riverenti.

Sol s'udia di quando in quando

In noioso e rauco tuono

Un cuculo andar turbando

Il soave amabil suono.

E lo stridulo rumore

Importun divenne tanto,

Che del bosco il bel cantore

A la fin sospese il canto.

L'importuno augel noioso

Dispiegando allor le penne,

Al cantore armonioso

A posarsi accanto venne:

E con ciglia allor di grave

Compiacenza e orgoglio piene,

Disse al musico soave:

Quanto mai cantiamo bene!

L'ignorante ed impudente

D'accoppiarsi al saggio ha l'arte,

E con lui tenta sovente

De la gloria esser a parte.