CCX

By Francesco Beccuti

Beato l'uom cui dona il re del cielo

l'error commesso e le cui macchie copre

la divina pietà col suo velo!

beato l'uom cui de le sue mal'opre

ragion non chiede il giusto seggio eterno,

e 'l petto aperto e senza inganno scopre!

Perché io tacqui il mio fallo, o re superno,

dal tuo flagello io fui percosso e spinto

dove ognor punge il crudel verme interno:

dunque da mortal piaga oppresso e vinto,

a te, Signore il mio peccato apersi

con gli occhi molli e 'l cor di spine cinto;

ma se tardi i miei prieghi a te conversi,

tu già non fosti a perdonarmi lento,

Padre, che largo ogni tua grazia versi.

Chi solca questo mar d'ogni tormento

e vuol trovar di sua salute 'l porto,

ricorra a te, mentre ha propizio il vento;

che se talora fia pallido e smorto,

fra rie tempeste e minacciosi scogli

non sarà mai però da l'onde assorto.

Ne le miserie mie, nei miei cordogli

tu sei refugio, tu conforto vero;

cotante insidie omai dal mio piè togli.

Tu mi prometti, come io bramo e spero,

darmi 'l tuo lume e far soave e piano

questo cieco, spinoso, erto sentiero.

Depon la tua fierezza, o cor umano,

né far come caval che sprone e morso

solo obedisce, da ragion lontano.

Chi non ritiene a l'empie voglie 'l corso

duro freno avrà poi, ma chi si fida

nel Signor, fia da sua pietà soccorso.

Con festevoli dunque e liete grida

lodi 'l Signore e 'n lui si glori e vanti

chiunque è giusto e chi nel core annida,

la sua mercé, dritti pensieri e santi.