CCX
Beato l'uom cui dona il re del cielo
l'error commesso e le cui macchie copre
la divina pietà col suo velo!
beato l'uom cui de le sue mal'opre
ragion non chiede il giusto seggio eterno,
e 'l petto aperto e senza inganno scopre!
Perché io tacqui il mio fallo, o re superno,
dal tuo flagello io fui percosso e spinto
dove ognor punge il crudel verme interno:
dunque da mortal piaga oppresso e vinto,
a te, Signore il mio peccato apersi
con gli occhi molli e 'l cor di spine cinto;
ma se tardi i miei prieghi a te conversi,
tu già non fosti a perdonarmi lento,
Padre, che largo ogni tua grazia versi.
Chi solca questo mar d'ogni tormento
e vuol trovar di sua salute 'l porto,
ricorra a te, mentre ha propizio il vento;
che se talora fia pallido e smorto,
fra rie tempeste e minacciosi scogli
non sarà mai però da l'onde assorto.
Ne le miserie mie, nei miei cordogli
tu sei refugio, tu conforto vero;
cotante insidie omai dal mio piè togli.
Tu mi prometti, come io bramo e spero,
darmi 'l tuo lume e far soave e piano
questo cieco, spinoso, erto sentiero.
Depon la tua fierezza, o cor umano,
né far come caval che sprone e morso
solo obedisce, da ragion lontano.
Chi non ritiene a l'empie voglie 'l corso
duro freno avrà poi, ma chi si fida
nel Signor, fia da sua pietà soccorso.
Con festevoli dunque e liete grida
lodi 'l Signore e 'n lui si glori e vanti
chiunque è giusto e chi nel core annida,
la sua mercé, dritti pensieri e santi.