CCXIII

By Franco Sacchetti

Cari signor, collegi e consolari,

che tra gl'incendi, romori e ruine

la republica aveste nelle braccia;

mirate i giorni preteriti amari,

che furon tutti essempli e discipline

di Que' che vuol ch'ognuno in pace giaccia.

Certo, mirando nella vostra faccia,

veggio risurta la Prudenza degna,

che con saggio consiglio altrui governa.

Non è chi 'l ver discerna

nel loco dove questa virtù manca.

Gittata la trovaste da man manca;

or con voi siede e regna.

Seguitela, per Dio, ché vostra pace

con seco porta, ed ogni ben verace.

Rimessa avete la Giustizia santa

ne la sua seggia, che vi dà ragione

e verità contra le false guance.

Questa giacea lebbrosa tutta quanta,

povera, nuda, cieca ed in prigione,

la spada rotta, e 'n terra le bilance.

Spezzate son da voi le inique lance,

che potevan offender gli inocenti,

e spento ogni veleno, e svelta l'erba

di condizion superba,

e de la vile diradicato il seme.

Del vostro stato omai alcun non teme,

perché mezzane genti

reggon, ed ogni mezzo sempre essalta;

dal mezzo quasi mai non vien difalta.

La Temperanza, che fa l'uom morale

e dà il modo al viver con costume,

nelle porcine stalle era condotta;

questa ne l'ultima ora era, mortale,

e voi con chiaro e valoroso lume

l'avete tratta di sì trista grotta,

specchiando in lei la vostra mente dotta,

onde soverchia turbazione o ira

o sfrenato apetito non v'accende.

Per questa si diffende

l'alma, il corpo ed ogni ben terreno:

dove non regna, ogni signor vien meno.

Ben giunse a questa mira

Sardanapalo e Roboam e molti,

ch'a seguir le lor voglie furon stolti.

La costante virtù somma, Fortezza,

ch'avea perdute tutte le sue membra,

sanata avete, e messa nel suo loco.

Sanza costei non può esser fermezza;

sanza costei riposo non s'assembra;

sanza costei ciascun rettor può poco.

S'io dico il vero, il sa chi vide il gioco

già de' maggiori e de' minor, da poi

che si e no, fa e disfà in un punto

seguivan sanza punto.

Se que' che regge non s'attiene a questa,

qual è maggiore a' popoli tempesta?

Dunque, s'io penso a voi,

terra inferma e stato sanza legge

per voi con forma si mantiene e regge.

Canzon, a' mie' signor ti rapresenta,

e con lor ti ralegra, come quelli

che drieto a ria fortuna han dolce tempo.

Umilemente a ciaschedun ramenta

che tutti i buoni faccian lor fratelli,

e faccia ben chi può, quand'egli ha 'l tempo.

Pruova ne fa il tempo,

ché tal d'offender ebbe il laccio teso,

che poi da quello è giustamente preso.