CCXIII
Cari signor, collegi e consolari,
che tra gl'incendi, romori e ruine
la republica aveste nelle braccia;
mirate i giorni preteriti amari,
che furon tutti essempli e discipline
di Que' che vuol ch'ognuno in pace giaccia.
Certo, mirando nella vostra faccia,
veggio risurta la Prudenza degna,
che con saggio consiglio altrui governa.
Non è chi 'l ver discerna
nel loco dove questa virtù manca.
Gittata la trovaste da man manca;
or con voi siede e regna.
Seguitela, per Dio, ché vostra pace
con seco porta, ed ogni ben verace.
Rimessa avete la Giustizia santa
ne la sua seggia, che vi dà ragione
e verità contra le false guance.
Questa giacea lebbrosa tutta quanta,
povera, nuda, cieca ed in prigione,
la spada rotta, e 'n terra le bilance.
Spezzate son da voi le inique lance,
che potevan offender gli inocenti,
e spento ogni veleno, e svelta l'erba
di condizion superba,
e de la vile diradicato il seme.
Del vostro stato omai alcun non teme,
perché mezzane genti
reggon, ed ogni mezzo sempre essalta;
dal mezzo quasi mai non vien difalta.
La Temperanza, che fa l'uom morale
e dà il modo al viver con costume,
nelle porcine stalle era condotta;
questa ne l'ultima ora era, mortale,
e voi con chiaro e valoroso lume
l'avete tratta di sì trista grotta,
specchiando in lei la vostra mente dotta,
onde soverchia turbazione o ira
o sfrenato apetito non v'accende.
Per questa si diffende
l'alma, il corpo ed ogni ben terreno:
dove non regna, ogni signor vien meno.
Ben giunse a questa mira
Sardanapalo e Roboam e molti,
ch'a seguir le lor voglie furon stolti.
La costante virtù somma, Fortezza,
ch'avea perdute tutte le sue membra,
sanata avete, e messa nel suo loco.
Sanza costei non può esser fermezza;
sanza costei riposo non s'assembra;
sanza costei ciascun rettor può poco.
S'io dico il vero, il sa chi vide il gioco
già de' maggiori e de' minor, da poi
che si e no, fa e disfà in un punto
seguivan sanza punto.
Se que' che regge non s'attiene a questa,
qual è maggiore a' popoli tempesta?
Dunque, s'io penso a voi,
terra inferma e stato sanza legge
per voi con forma si mantiene e regge.
Canzon, a' mie' signor ti rapresenta,
e con lor ti ralegra, come quelli
che drieto a ria fortuna han dolce tempo.
Umilemente a ciaschedun ramenta
che tutti i buoni faccian lor fratelli,
e faccia ben chi può, quand'egli ha 'l tempo.
Pruova ne fa il tempo,
ché tal d'offender ebbe il laccio teso,
che poi da quello è giustamente preso.