CCXIV – Bertola

By Giacomo Leopardi

Italia! o me felice!

Sotto il ciel più sereno,

Bella d'arti e d'artefici

Regina e genitrice,

Nacqui anch'io nel tuo seno.

Le mani alzo a gli Dei,

E il don d'itala cuna

Pregio più che in estrania

Terra non pregerei

Don di regia fortuna.

Se nacquer lungo il Nilo,

Se Grecia le fe belle,

Nacquero e s'abbellirono

Sol per prender asilo

Tra noi, l'arti sorelle.

Quante man corser pronte!

Quant'alme innamorate!

Ecco a le Dee risplendere

Tutta la luce in fronte

De la natia beltate.

D'eccelso orgoglio oh come

Inusitati moti

L'acceso cor m'investono,

Sanzio, s'odo il tuo nome,

S'odo il tuo, Buonarroti!

Ovunque il guardo io giro,

Cento m'invitan segni

D'are che al Gusto alzaronsi:

Quanti l'aure ch'io spiro,

Spiran sovrani ingegni!

De l'arti io vi saluto

Monumenti diletti:

In voi pascendo l'anima,

In genio anch'io mi muto,

Ebbro de' vostri aspetti.

Altri fra il tuon de' cavi

Metalli ami aggirarsi,

Fra monti di cadaveri;

E l'irto crin si gravi

Di allòr di sangue sparsi:

Tu, Italia, in mezzo a l'arti

Pacifica ti resta;

Italia, ecco il tuo imperio:

No, il Ciel non potea darti

Sorte miglior di questa.

Grecia potuto avria

Lagnarsi? un sol sospiro

Trasse ella mai d'invidia

Su l'alta signoria

De' successor di Ciro?

Ma de l'onor più vero

Sempre, se vuoi, ti sono

Tutte le vie domestiche:

Scopristi un emisfero,

E altrui ne festi un dono.

Di tue ricchezze il fonte

Avrai tu sola a vile?

Se, mal suo grado, apprezzale

D'oltremar, d'oltremonte

Ogni spirto gentile?

Qua corra a te non pensi

Estrania ognor famiglia,

Su' tuoi tesori estatica

E in preda a mille sensi

D'invidia e maraviglia?

Reso a le patrie rive,

Se oltraggi alcun frappone

Al vero inevitabile;

Quel che sua invidia scrive,

Detesta sua ragione.

Ma se l'invidia cede,

L'indistre peregrino

Giura, per te dimentica

D'aver la patria; e chiede

Farsi tuo cittadino.