CCXL – Fantoni

By Giacomo Leopardi

Dal sacro orror Pimpleo,

Da le materne selve,

Scendi, Imene Imeneo.

Te d'ogni stirpe chiamano

Speme le madri, e i tremuli

Vecchi con voce fioca;

Te il garzoncello imberbe,

Te ogni donzella invoca.

O di costumi a gli uomini

Dolce maestro ed arbitro,

Dal sacro orror Pimpleo,

Da le materne selve,

Scendi, Imene Imeneo.

Tu a i re sdegnati e a i popoli

Pace ridoni, e candida

Fe di pensier concordi;

Tu in amistade unisci

Le famiglie discordi:

E tu soave imperio

Stendi da l'austo a borea.

Dal sacro orror Pimpleo,

Da le materne selve,

Scendi, Imene Imeneo.

Per te la zona timide

L'intatte spose sciolgono

A lusighiero invito;

E cedon, lagrimando,

Al cupido marito.

Per te fama non temono

Casti Cupido e Venere.

Dal sacro orror Pimpleo,

Da le materne selve,

Scendi, Imene Imeneo.

Scendi, dator benefico

Di gioia e di dovizia;

Protettore fecondo

De le città, de i campi;

Animator del mondo.

Quale improvviso strepito?

Strider su i ferrei cardini

Odo la porta. Ei viene.

Sposa, ove fuggi? ah, semplice,

Non lo ravvisi? è Imene.

Invan la chiamo: pavida

Corre, e la madre abbraccia;

E vergognosa e mesta,

A l'altrui guardo celasi

Con la pudica vesta.

Deh non temer, non piangere,

Bella de l'Adria figlia:

Quel che da te sen viene,

È il dio che brami: ah, semplice,

Non lo ravvisi? è Imene.