CCXLIX – De Rossi

By Giacomo Leopardi

Quando il pittore acheo,

Emulo di Natura,

La bionda uva matura,

Sacra al padre Lieo,

Pinse; e il pennello espresse

Uve sì belle e vere,

Che le pennute schiere

Venner sovente ad esse;

A mirar quel portento

De l'arte de' colori

Correano a cento a cento

Gli argivi spettatori.

Un dì, nel punto istesso,

A quella tela appresso,

Su' delusi augellini

Ridean, tra lor, vicini,

Un ricco mercadante,

Un senatore altero,

E un giovinetto amante.

Ma, ne l'udir quel riso,

Filosofo severo

Gridò, sdegnato in viso:

O stolti, e voi ridete

De gl'ingannati augelli?

E voi simili a quelli

Forse, o stolti non siete?

Verso felicitade

Tutti, da varie strade,

Spiccate un volo insano:

La passaione intanto,

Che in vostro cor si cela,

Ed a volar vi spinge,

Sta col pennello in mano,

E il fin bramato tanto

In seduttrice tela

A voglia sua dipinge.

A te avarizia indegna

Felicità disegna

Quando dal flutto infido

Vien la tua nave al lido.

A te cieca ambizione

Ne la gloria del brando,

Ne l'onor del comando,

La pinge e la compone.

Di voluttà il pennello

Fa che tu aver la speri

Nel posseder quel bello,

Che t'invita a' piaceri.

Ma dite: un sol tra voi

V'ha che l'ottenga poi?

Dal desiato oggetto

Non partite affamati

Qual parte l'augelletto

Da' grappi simulati?