CCXLVII
Se un sì fiorito maggio,
sì più che il sole adorno di beltate,
ha di costei l'etate,
quanto seren fia del suo verno il raggio?
Dentro a me dicea questo un pensier saggio,
quando ne le tenèbre,
al legarmisi i sensi e le palpèbre,
per lungo aspro viaggio,
l'imaginar disciolto
m'ebbe la mente volto.
Ridir non so il camin, ma ben varcai
alpi, torrenti, laghi e fiumi e mari;
poscia in un pianto entrai,
ove due aspetti rari
A man sinistra giace
ombrosa valle, sotto vaga aurora
de la stagion, che fora
manda i Gemelli con ardente face,
qual più ingemmata vesta e cara pace
qua giuso il verde smalto
porga a la vista, o il ciel ceruleo d'alto;
l'occhio contesa face,
e gli indistinti odori
de i bei dolci colori
dolce l'aria e il desio, dolci i pensieri
rendon d'Amore a l'invisibil arco.
Qui ruscelli e sentieri
declinan tutti a un parco,
ove una ninfa danza e attende al varco.
Ecco improviso canto
misto con queto suon che nol distempra:
e sì soave tempra
ond'esca non si scorge in alcun canto.
Bende fregiate e più d'un ricco manto,
treccie d'or, vivi sguardi,
ghirlande, faci e vari groppi e dardi,
intra sospiri e pianto,
ecco apparirmi a volo:
e Amor lascivi a stuolo,
a cui spirti d'Averno trasformarsi,
ecco furando van qua, là, d'ascosto.
Ecco il ciel oscurarsi,
e aprirsi un speco tosto,
che ha i van furti e piacer sotterro posto.
Un'antica Sibilla
da l'altra parte sede in cima a un monte:
ver la cui nuda fronte,
che percossa del sol da breve stilla,
ne la più cieca notte più sfavilla,
drizza da chiaro occaso
sue corna l'animal congiunto al Vaso,
che acque stellanti stilla.
Quest'erto poggio stassi
saldo per quadri sassi
d'agate e calcidoni e altre pietre
più fine assai, così lucide e pure,
che se mirar s'impetre
da lor le lor figure,
qui i riguardanti fan de i cor pitture.
Sento canora tromba
aver da un'aura sì possente il fiato,
ch'intorno, in ogni lato,
ma più verso le stelle, alto rimbomba.
Veggo candide bende e vel da tomba,
santi occhi, capei bianchi,
palme, allòr, lumi e fogli non mai stanchi,
per piume di colomba
e grido glorioso,
girar senza riposo.
Veggio venirne a far sacre rapine
gli aligeri corrier del re superno;
e lampeggiando al fine
fendersi il regno eterno,
e in sé abbracciar queste bellezze i'scerno.
Le due vite, ch'io vidi,
canzon, congiunto han ne la nostra diva
da le lor forze i più leggiadri stili.
Che se sì fresca e viva
or ha pensier senili,
ben da Dio avrà maturi anni gentili.