CCXVII

By Domenico di Giovanni

Mariotto, io squadro pur questa tua gioia,

Recandomi la madre ne i pensieri,

Ch'un omaccin caduto par da i ceri

O viso d'un fattor, che pesti quoia;

Con quel suo soggettin, che m'è sì a noia

Pare un Procurator di Monasteri;

Tal che Cogosso co i suoi sguardi fieri,

Oggi vivendo perderia la foia:

Vedilo andar, che par delle librettine,

Col Collo torto strabuzzando gli occhi,

A guisa d'uom, che metta lana in pettine:

Per Dio ti prego più non vi balocchi,

E questo tuo pensier omai dimettine,

Perch'è già fatta carne da pidocchi:

Non che pensier mi tocchi,

Che non cambierei lui per lo mio Giudice,

Avvenga ch'abbia un po' le tempie sudice.