CCXXI – Mascheroni
Che se ami più de l'eritrea marina,
Le tornite conchiglie, inclita Ninfa,
Di che vivi color, di quante forme
Trassele il bruno pescator da l'onda!
L'Aurora forse le spruzzò de' misti
Raggi, e godé talora andar torcendo
Con la rosata man lor cave spire.
Una del collo tuo le perle in seno
Educò verginella; e l'altra il labbro,
De la sanguigna porpora ministro,
Splende; di questa la rugosa scorza
Stette con l'or su la bilancia, e vinse;
Altre si fer (ma invan dimandi come)
Carcere e nido in grembo al sasso. A qelle
Qual dea del mar d'incognite parole
Scrisse l'eburneo dorso? E chi di righe,
E d'intervalli, sul forbito scudo
Sparse l'arcana musica? Da un lato
Aspre e ferrigne giaccion molte: e grave
D'immane peso, assai ròsa da l'onde,
La rauca di Triton buccina tace.
Questo ad un tempo è pesce ed è macigno,
Questa è qual più la vuoi, chiocciola o selce.
Tempo già fu che le profonde valli,
E 'l nubifero dorso d'Apennino,
Copriano i salsi flutti; pria che il cervo
La foresta scorresse, e pria che l'uomo
Da la gran madre antica alzasse il capo.
L'ostrica allor su le pendici alpine
La marmorea locò famiglia immensa:
Il nautilo contorno a l'aure amiche
Aprì la vela, equilibrò la conca;
D'Africo poscia al minacciar, raccolti
Gl'inutil remi, e chiuso al nocchio in grembo,
Deluse il mar: scola al nocchier futuro.
Cresceva intanto di sue vote spoglie,
Avanzi de la morte, il fianco al monte.
Quando da lungi preparato, e ascosto
A mortal guardo da l'eterne stelle,
Sopravvenne destin. Lasciò d'Atlante
E di Tauro le spalle, e in minor regno
Contrasse il mar le sue procelle e l'ire:
Col verde pian l'altrice eterra apparve:
Conobbe Abido il Bosforo; ebbe nome
Adria ed Eusin. Da l'elemento usato
Deluso il pesce, e sotto l'alta arena
Sepolto, in pietra rigida si strinse:
Vedi che la sua preda ancora addenta.
Queste scaglie incorrotte, e queste forme
Ignote al nuovo mar, manda dal Bolca
L'alma del tuo Pompei patria Verona.
Son queste l'ossa che lasciar sul margo
Del palustre Tesin, da l'Alpe intatta
Dietro a la rabbia punica discese,
Le immani afriche belve? o da quest'ossa,
Già rivestite del rigor di sasso,
Ebbe lor piè non aspettato inciampo?
Ché qui già forse italici elefanti
Pascean la piaggia; e Roma ancor non era;
Né lidi a lidi avea imprecato, ed armi
Contrarie ad armi, la deserta Dido.