CCXXI – Mascheroni

By Giacomo Leopardi

Che se ami più de l'eritrea marina,

Le tornite conchiglie, inclita Ninfa,

Di che vivi color, di quante forme

Trassele il bruno pescator da l'onda!

L'Aurora forse le spruzzò de' misti

Raggi, e godé talora andar torcendo

Con la rosata man lor cave spire.

Una del collo tuo le perle in seno

Educò verginella; e l'altra il labbro,

De la sanguigna porpora ministro,

Splende; di questa la rugosa scorza

Stette con l'or su la bilancia, e vinse;

Altre si fer (ma invan dimandi come)

Carcere e nido in grembo al sasso. A qelle

Qual dea del mar d'incognite parole

Scrisse l'eburneo dorso? E chi di righe,

E d'intervalli, sul forbito scudo

Sparse l'arcana musica? Da un lato

Aspre e ferrigne giaccion molte: e grave

D'immane peso, assai ròsa da l'onde,

La rauca di Triton buccina tace.

Questo ad un tempo è pesce ed è macigno,

Questa è qual più la vuoi, chiocciola o selce.

Tempo già fu che le profonde valli,

E 'l nubifero dorso d'Apennino,

Copriano i salsi flutti; pria che il cervo

La foresta scorresse, e pria che l'uomo

Da la gran madre antica alzasse il capo.

L'ostrica allor su le pendici alpine

La marmorea locò famiglia immensa:

Il nautilo contorno a l'aure amiche

Aprì la vela, equilibrò la conca;

D'Africo poscia al minacciar, raccolti

Gl'inutil remi, e chiuso al nocchio in grembo,

Deluse il mar: scola al nocchier futuro.

Cresceva intanto di sue vote spoglie,

Avanzi de la morte, il fianco al monte.

Quando da lungi preparato, e ascosto

A mortal guardo da l'eterne stelle,

Sopravvenne destin. Lasciò d'Atlante

E di Tauro le spalle, e in minor regno

Contrasse il mar le sue procelle e l'ire:

Col verde pian l'altrice eterra apparve:

Conobbe Abido il Bosforo; ebbe nome

Adria ed Eusin. Da l'elemento usato

Deluso il pesce, e sotto l'alta arena

Sepolto, in pietra rigida si strinse:

Vedi che la sua preda ancora addenta.

Queste scaglie incorrotte, e queste forme

Ignote al nuovo mar, manda dal Bolca

L'alma del tuo Pompei patria Verona.

Son queste l'ossa che lasciar sul margo

Del palustre Tesin, da l'Alpe intatta

Dietro a la rabbia punica discese,

Le immani afriche belve? o da quest'ossa,

Già rivestite del rigor di sasso,

Ebbe lor piè non aspettato inciampo?

Ché qui già forse italici elefanti

Pascean la piaggia; e Roma ancor non era;

Né lidi a lidi avea imprecato, ed armi

Contrarie ad armi, la deserta Dido.