CCXXIII

By Giovan Battista Strozzi il Vecchio

Squille acerbe di morte

(io ben vi riconosco), anzi di Lete,

ch'or tutto l'Arno di tristezza empiete

con tante note, e sì dogliose e scorte;

le mie quanto più forte

risonar fan le rupi e l'antro e 'l BOSCO?

Ov'io pur mi rimbosco; a quante io veggio

Morti, morte non più, ma viver chieggio.