CCXXV
Fratel mio non pigliar moglie,
Se non vuoi tormenti, e doglie.
Io ti voglio consigliare,
Senza chieder il consiglio:
Non voler moglie pigliare,
Se tu vuo' far il tuo meglio,
Non entrare in tal periglio;
Se vuoi star lieto e contento:
Che non c'è il maggior tormento,
Sotto 'l Ciel che l'aver moglie.
Sai perché lo fece Dio?
Per degnarci al Paradiso;
E questo era il suo desio,
E per scampar canto e riso
Che non s'ha, io te n'avviso,
Quella Gloria senza pena:
E non c'è tal disciplena
Sotto 'l Ciel che d'aver moglie.
Vuo' veder tu se gli è vero;
Pensa un poco al Padre antico;
Onde poi per tal mistero
Fummo in bocca al gran nimico,
Solo per mangiar del fico,
Per cagion di quella vana:
E non c'è cosa più strana
Sotto 'l Ciel che d'aver moglie.
Io lo so che l'ho provato,
E lo provo a tutte l'ore;
Che ho moglie, e parentato
Di tormento, e di dolore:
Vuo' tu far lo tuo migliore?
Non la torre o fratel mio,
Che io ti giuro in fé di Dio,
Che non c'è le maggior doglie.
Guarda come io ero grasso,
Trionfal, bello, e polito,
Ed or son smagrito, e lasso
Tutto quanto sbalordito:
Questo avvien che son marito;
Questo è bene il nome dritto,
Non marito, anzi smarrito,
Di qualunque piglia moglie.
Ella m'ha cavato il suco,
Ti so dir come sedei;
Che mai più non mi riduco,
Sì mal stan li fatti miei:
Ben peggior di morte sei,
Né mi posso tener ritto,
Io sto lasso, e tutto afflitto
Pien di guai, e pien di doglie.