CCXXV

By Guittone d'Arezzo

Se non credesse dispiacere a Dio,

malederea el giorno e 'l mese e l'anno

che voi ricco veniste, amico mio,

che nòi m'addusse adesso e giunse danno.

Ché, mentre povero fuste com'io,

non già parlarmi vi sembrava affanno;

ma tanto poi riccor v'inlegiadrìo,

lettere mie da voi non respost'hanno.

Se toller me amico riccor dia,

non degni Dio che mai ricco devegna:

onor d'amico piacenter mi sia.

E se pur ricco farne alcun ne degna,

degni partirme ogni piacenza mia,

sì che memoria mai di lui non tegna.