CCXXVII

By Matteo Bandello

Non percosse giamai fra duri scogli

nave, da venti combattuta e pioggia,

né Giove irato folgorando legno

con tal ruina svelse in monti e valli,

com'or si trova la mia stanca vita

che fa piangendo duo correnti fiumi.

Rivi, fontane, laghi, mari e fiumi,

ricche cittati, apriche piagge e scogli,

non vider mai più sfortunata vita;

ovunque io mi rivolgo un'aspra pioggia

cade dal cielo, che per basse valli

girami, lasso, come l'onde un legno.

Senza timone e vela in vecchio legno

menar mi lascio da veloci fiumi

che 'n mezzo d'alti monti van per valli,

colmi di pietre, intoppi e d'aspri scogli,

e, balenando il ciel, con tuoni e pioggia

di morte sfida la mia persa vita.

Afflitta e fuor di speme, la mia vita

in mar si trova in disarmato legno,

ch'ad ogni vento, ed ogni poca pioggia

e quando van superbi i grandi fiumi,

spesso mi spigne fra' sassosi scogli

qual sterpe che ruina giù per valli.

Così fuggendo da l'ombrose valli

entrai ne l'alto a l'amorosa vita,

tal che, fra mille groppi e mille scogli,

errando corsi col mio fragil legno

ch'al fin si ruppe in mezzo di duo fiumi,

oppresso da tempesta e densa pioggia.

Lasso, che lagrimando, fredda pioggia

me 'ngombra, sì che le campagne e valli

son molli del mio pianto, e tutti i fiumi

prendon tributo da mia dura vita;

il mar turbato ancor travaglia il legno

fra l'onde incerte e ' dubbïosi scogli.

Quando ramento i scogli e l'atra pioggia

che d'alto legno mi sospinse in valli,

canzon, mia vita fa de gli occhi fiumi.