CCXXVII
Non percosse giamai fra duri scogli
nave, da venti combattuta e pioggia,
né Giove irato folgorando legno
con tal ruina svelse in monti e valli,
com'or si trova la mia stanca vita
che fa piangendo duo correnti fiumi.
Rivi, fontane, laghi, mari e fiumi,
ricche cittati, apriche piagge e scogli,
non vider mai più sfortunata vita;
ovunque io mi rivolgo un'aspra pioggia
cade dal cielo, che per basse valli
girami, lasso, come l'onde un legno.
Senza timone e vela in vecchio legno
menar mi lascio da veloci fiumi
che 'n mezzo d'alti monti van per valli,
colmi di pietre, intoppi e d'aspri scogli,
e, balenando il ciel, con tuoni e pioggia
di morte sfida la mia persa vita.
Afflitta e fuor di speme, la mia vita
in mar si trova in disarmato legno,
ch'ad ogni vento, ed ogni poca pioggia
e quando van superbi i grandi fiumi,
spesso mi spigne fra' sassosi scogli
qual sterpe che ruina giù per valli.
Così fuggendo da l'ombrose valli
entrai ne l'alto a l'amorosa vita,
tal che, fra mille groppi e mille scogli,
errando corsi col mio fragil legno
ch'al fin si ruppe in mezzo di duo fiumi,
oppresso da tempesta e densa pioggia.
Lasso, che lagrimando, fredda pioggia
me 'ngombra, sì che le campagne e valli
son molli del mio pianto, e tutti i fiumi
prendon tributo da mia dura vita;
il mar turbato ancor travaglia il legno
fra l'onde incerte e ' dubbïosi scogli.
Quando ramento i scogli e l'atra pioggia
che d'alto legno mi sospinse in valli,
canzon, mia vita fa de gli occhi fiumi.