CCXXXIV

By Giovan Battista Nicolucci

Quel che per dolcemente travagliarmi

fece madonna con sua faccia trista

i' non potei veder, perché a quel guardo,

che per meglio ferirmi trasse l'armi,

sempre abbassai la vista.

Se salda la tenea

e in gesti di martire i' le dicea:

- Ah, cruda! Ahimé, ch'io ardo! -

la finta sua severità cadea,

e si saria scoperto

il viso del mio amor pietoso e certo.

Or in dolce diporto

ed in vezzosi giochi,

rammentandomi i lochi

i tempi, i giorni, e l'ore,

e gli atti e le parole,

con un soave ardore

m'empie di vario, novo, almo conforto

che ne l'empireo ciel tirar mi sole,

tanta dolcezza par che da lei fiochi,

e narra meco il simulato caso,

e qual sarebbe il volto suo rimaso

s'erano gli occhi miei contra lei duri,

e per li nostri fochi

vuol ch'io me n'assicuri.

Né resta, perch'io faccia i miei scongiuri

con dirle quanto i' ne sia ben suaso,

ch'ella con luci ardenti non me 'l giuri.