CCXXXIX – Cerretti

By Giacomo Leopardi

Idolo de gli eroi, terror de gli empi;

Spesso delusa in tanti bronzi e marmi;

Posterità; se a te ne' tardi tempi

Giungon miei carmi,

Odili, né temer che de' nepoti

Tradisca il voto, o falso a te ragioni:

Ché a me de' ricchi e de' potenti ignoti

Furono i doni.

Unico forse, de le ascree sorelle

Infra i seguaci, io libero, io ne' gravi

Modi d'Alceo franco tonai fra imbelle

Popol di schiavi.

E mentre offrir godean plebei cantori

A i coronati vizi aonio serto,

Io le neglette osai cinger di fiori

Are del merto.

Ahi, qual età! qual Pindo! Ov'è chi accenso

Vanti fra noi di patrio zelo il seno?

Chi un Omero oggi imita, o chi l'immenso

Lume d'Ismeno?

Che se, tra il crocidar d'immondi augei,

Qualche emerge talor voce sublime,

Qual obietto, qual segno a dì sì rei

Scelgon sue rime?

Quanti a te giungeran nomi d'ingegni

Ammirandi a la plebe, e vili al prode!

E quanti obblio ne coprirà che degni

Eran di Lode!