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By Matteo Bandello

Debb'io mai sempre, Amore,

viver lontan da quella

ne' cui begli occhi impenni e spieghi l'ali?

Devrà mai sempre il core

lontan da la sua stella

esser albergo d'infiniti mali?

So pur che molto vali

quando il fier arco tendi,

però se mai ti calse

di me, né prego valse,

rendi a la vista il vago obietto, rendi,

acciò ch'io possa 'l viso

mirar, cui senza son da me diviso.

Ché senza l'alma vista

io son come terreno

ove non scaldi il sol, negletto e incolto,

e la mia vita trista

sento venirsi meno

tanta è la doglia ov'io mi trovo involto.

Né a me lo mondo tolto

sì mi dorei com'io

viver lontan mi doglio

da quella per cui soglio

d'ogn'altra vista aver eterno oblio;

ch'un suo bel sguardo solo

di terra può levarmi in cielo a volo.

Deh dimmi, Amor, che fora

senza lei la tua forza,

l'arco, gli strali e le facelle ardenti?

Le tue quadrella indora

il suo chiar raggio, e sforza

seguirti le più sagge e salde menti;

gli sguardi suoi cocenti

ti danno eterno impero

sovra mortali, e puoi

oprar ciò che tu vuoi

tal è virtù fra 'l vivo bianco e nero!

Fammi dunque sentire

come dinanzi a lei si suol gioire.

Fin qui son stato in vita

sperando pur un giorno

sul Mincio ritrovarmi a le grat'ombre.

Or la mia speme è gita,

ché troppo, ahimè, soggiorno,

e par ch'eterna notte omai m'adombre;

poi temo non si sgombre

dal bianco e casto petto

quella memoria, ch'ivi

talor tu me scolpivi

quand'era apresso al sommo mio diletto.

Ché pria morir vorrei

che di me fusse oblio, Amor, in lei.

Però, signor, se brami

ch'io segua il tuo vexillo,

cui da culla seguir fui destinato,

fa' che quest'occhi grami

il limpido e tranquillo

lume conforti, che mi fa beato.

Che dico, ahi sfortunato?

Tanto sperar non oso,

ma prego sol che sia

dinanzi a lei la mia

fede scolpita e 'l stato mio penoso.

Se questo Amor mi dai

qual dolcezza pareggia li miei guai?

Questo bastar mi dè, canzon mia rozza,

se del servir mi' fido

'nanzi a' begli occhi Amor compone un nido.