CCXXXVII – Cerretti

By Giacomo Leopardi

Odio i bassi concenti

Di citarista indegno

Uso a far coi potenti

Vil traffico d'ingegno,

E il delitto e la frode

Avvolti in bisso e in porpora

A coronar di lode.

Degno è Nason che accolgalo

Del freddo Istro la foce,

Quando a colui querelasi

Che il Perugin feroce

Spinse a l'orribil fame,

E a l'altro ond'è lo scoglio

Tuttor di Capri infame.

Cadon, derisi serti,

E inaridita fronda,

I lauri al lusso offerti,

Ma eterno il crin circonda,

E contro gli anni è scudo,

Lauro non compro, e libero

Fregio di merto ignudo.

O Ansani, a te non piegansi

Dome province e genti,

Né gli atrii tuoi rimbombano

Al fragor de' clienti;

E pur (difficil vanto)

Per te a la parca cetera

Sposai due volte il canto.

Tal da l'eleo conflitto

D'Enessidemo il figlio,

Due volte al corso invitto

E al pugillar periglio,

Movea al trinacrio tetto

A doppio inno di Pindaro

Invidiato oggetto.

De' prischi eroi le immagini

A suscitar rivolto,

Qual non fosti d'Eacite

L'ire imitando e il volto?

E chi te non ammira

Sotto il sembiante indomito

Del figlio di Semira?

Perfida! e che giovolle

Alma oltre il sesso ardita;

Vincer, con l'Indo molle,

Il faretrato Scita;

Se di rimorso atroce

Eterna romoreggiale

Nel vinto cor la voce?

Invan le cure a tergere

Da l'empio sen profano

Voluttà veglia, e libale

I don più scelti invano,

Che a lei nutre e colora

Col soggiogato oceano

La tributaria aurora.

Misero il reo se crede

Vita condur serena:

Tardo ha talvolta il piede,

Ma certa è ognor la pena:

Ecco, il feral delitto

Preso a punir, lo squallido

Spettro di re trafitto.

Come diverso il veggono,

Lasso! le regie mura

Dal dì che scese a l'Erebo

Tradita ombra immatura!

Gli aspidi di Megera

Ei scote, e il sen circondane

De l'infedel mogliera.

Esclama: empia, t'affretta:

Vieni, infallibil preda,

Devota a la vendetta:

Meco scender ti veda

il nero Abisso; e tenti

A nove colpe orribili

Novi ecitar tormenti.

Questo pugnal percossemi,

Da cara man vibrato;

Questo, sacro a le Eumenidi,

Vindice del mio fato,

Pena di te più amara

Prendasi, e il sen ti laceri

Spinto da man più cara.