CCXXXVIII – Cerretti

By Giacomo Leopardi

Altri studi, altre cure, altro diletto

Grave Filosofia qui al core infonde:

Non quella che, sprezzando umano affetto,

Superba il capo oltre le nubi asconde.

Spazi ella pur sul ciel; scorga i portenti

Noti d'Etruria e d'Albione al saggio;

E il corso a gli astri, e a le comete ardenti

Prescriva i moti del fatal viaggio.

Emulo de gli Dei, l'arduo intelletto

Contempli pur dietro i suoi voli ardito

A l'infallibil calcolo soggetto

L'ampio giro de' mondi e l'infinito.

Ma poi che pro? squarci il suo vel Natura,

Vincasi del destin l'ordine immoto;

Ricco d'inutil lume, in nebbia oscura

Sarò poi sempre, a me medesmo ignoto.

Te dunque seguo, o Dea, te che comprendi

Tutte de l'uom le passioni ascose,

E a la patria e a se stesso utile il rendi

Ne' vari offici ove la sorte il pose.

Per te, dovuti al Cielo, incensi e voti

Salgon su l'are; e a l'uom l'altr'uomo è caro:

Per te al candido cor son nomi ignoti

Ambiziose voglie o genio avaro:

Quindi è che insulti a l'uccisor di Clito,

Che angusto il mondo finse a le sue brame;

E a lui che il mar coperse e ingombrò il lito

Già per la morte di Leandro infame.

Intrepida per te mostrasi un'alma

Al furiar de la contraria sorte:

Tal fra i ceppi serbar la prima calma

Socrate e Focione, in faccia a morte.

Tu intanto odimi, o Dea. Se tuo seguace

Il cammin di virtù correr degg'io;

Schifo d'adulator suono mendace,

Se aver dee nobil neta il canto mio;

Sien lunghi i giorni miei: me d'Egle in seno

D'un bramato imeneo scorgan le faci;

Finché in tremola età venendo meno,

Porganmi i labbri suoi gli ultimi baci.

Ma se, a me stesso e a le tue leggi infido,

Dando al sentier de la virtù le spalle,

Levar di me dovessi infame grido

Del vizio seduttor battendo il calle;

O se un dì, mia mercè, su le mie soglie

Sparger dovesser mai singulti amari

L'orfano derelitto e l'orba moglie,

Dal sen divelti di paterni lari;

Prima sul fato mio pianto immaturo

Versi la madre; e tra profumi eoi

Disponga i membri sovra il rogo oscuro

Del figlio, che dovea comporvi i suoi.