Che dall'ingiurie della fortuna non gli è conceduto il poetare.
De le miserie mie sì grave è 'l pondo,
O per mie colpe o per voler de' Numi,
Che se non cangia il mio destin costumi,
De' mali io vo precipitando al fondo.
Altro fui, altro son, di cure abbondo:
Quindi avvien che lo 'ngegno il duol consumi,
Né raggio è di speranza omai ch'allumi
Quest'orror di pensieri atro e profondo.
Fortuna ha me quasi bersaglio eletto,
E così pronta ad oltraggiarmi ha l'ira,
Che 'l presente m'attrista, e peggio aspetto.
Onde non più mia Musa a lauro aspira,
Ch'avendo io sol da lagrimar soggetto,
Mentre i' grido il mio mal, tace o sospira.