Che l'infelicità del suo amore gli toglie il poetare.
Sillano, i' amo, ahi lasso, e più non canto,
Ché fan tacer la Musa i miei tormenti.
Misero, i versi miei cangio in lamenti,
E se molto ho già scritto, or molto ho pianto.
Io vivo in foco, e costei fredda è quanto
Son le mie voglie e le sue luci ardenti;
Ond'io son muto e morto infra i viventi,
E più di fé che di cantar mi vanto.
Voi, cui Febo ed Amor sue grazie infonde,
Scolpite in carte la beltà ch'adoro,
Degno oggetto de' marmi e degl'inchiostri;
E costei, ch'è mia vita e per cui moro,
Poiché sue glorie il mio silenzio asconde,
Dopo morte da voi viva si mostri.