CI. PEL CONGRESSO CISALPINO IN LIONE, A NAPOLEONE BONAPARTE.
Duro, o prode di Giove eterne Muse,
Serva la patria aver. Più duro assai
Niune aver leggi; e senza remo e vele
Guidar la nave tra le sirti; e, chiuse
D'atri nembi le stelle, altro giammai
Non veder che baleni in mar crudele;
Orrende udir querele
Per ogni parte; e libertà cercando,
Non trovar che catene;
E, bollenti le vene,
Piegar la fronte alla ragion del brando,
Alla cruda ragion che nelle selve
Han su le miti le più forti belve.
Nata in mezzo alle stragi inclita figlia
Del valor che in Marengo all'Alemanno
Tolse d'Italia il mal sperato impero,
Alza, vergine insubre, alza le ciglia
E dalle nubi del tuo lungo affanno
Sprigionato e sereno ergi il pensiero.
L'ammirando guerriero
Che ti diè vita, dalla Senna mosse
Per sanar le tue piaghe.
Le rive odi presaghe
Del Rodano esultar: ve' che si scosse
Per gaudio anch'essa la sua muta sposa,
Che affretta, per veder, l'onda pensosa.
Viene, ei viene l'eroe; non già di guerra
Nembi portando; nè davanti al forte
Sferza i suoi negri corridor Bellona.
D'umano sangue assai bebbe la terra;
Assai degli orbi padri e delle smorte
Vedove il pianto e il maledir risuona.
Sola al cor gli ragiona
Pensier di pace la cecropia diva;
Non qual Xanto la vide
Brandir armi omicide;
Ma in man scotendo la vivace oliva
Tutrice di città, qual già devoti
L'invocâr d'Erettèo degli alti nepoti.
Cruda di regno ambizion fe bello
Parer sovente un gran misfatto, e laude
Acquistarno le stragi e le ruine:
Quindi all'avido Ciro, e a quel flagello
Di popoli Sesostri ancor s'applaude;
E Dario debellato e le divine
D'Ammon compre cortine
Fecer del Figlio di Filippo un dio.
Ma domar innocenti
Non avversarie genti,
Sol per farle soggette, opra è di rio
Tiranno: oppressa umanità sospira
Su quei trionfi, e la ragion s'adira.
Ma bello in fronte a buon guerriero e degno
Delle chiome de' numi è il lauro tinto
Del sangue sparso per le patrie mura:
Bello il tôr nazioni a giogo indegno,
E vincitor la volontà del vinto
Interrogar, rimossa ogni paura.
Scopri adunque secura
Le tue tante ferite, o dischiomata
E quasi spenta in culla
Cisalpina fanciulla.
Tua, se taci, è la colpa; nè versata
Fia lagrima su te. Giace deserta
Del vil la sorte; e s'ei va servo, il merta.
Il sol che scalda de' tuoi figli il petto,
Rammentalo, infelice!, è ancor lo stesso
Che la fronte scaldò di Scipio e Bruto:
Ovunque attenta volgerai l'aspetto,
Sculta la gloria ne vedrai sovresso
Gli sparsi avanzi dell'onor caduto.
Division fe muto
L'italico valor: ma la primiera
Fiamma non anco è morta.
A chi nol crede, accorta
Nell'orecchio dirai: — L'anima altera
Che nel gran cor di Bonaparte brilla,
Fu dell'italo sole una scintilla. —
Oh concesso dal ciel, spirto divino,
Per dar pace alla terra! a cui Fortuna
L'arbitrio cesse dell'instabil rota;
E tal le Parche decretâr destino,
Che dovunque tu fossi, ivi la cuna
Del valor fosse e la Vittoria immota:
Deh la pietà ti scuota
Del largo pianto che i begli occhi offende
Di costei, che rinacque
Di tua virtude, e tacque
Aspettando ragion. Fine all'orrende
Sue trafitte, perdio! Vedi che priva
Del creator tuo sguardo appena è viva.
Tu dunque la rintegra; e il suo correggi
Incerto fato: nè patir che ria
Forza tradisca l'alto tuo concetto:
Tu di salde l'affida auguste leggi
E di tal patto social, che sia
Saggezza e libertà solo un affetto.
E ben altro diletto
Questo a te fia, che d'armi e di guerrieri
Inondar vincitore
Tedeschi campi. Onore
Certo è sublime debellar gli alteri:
Ma gloria, se ben guardi, è più verace
Conquistar l'alme e compor genti in pace.
Tal de' numi il gran sire alle nevose
Cime d'Olimpo il carro aureo sospinse,
Percossi in Flegra della Terra i figli;
E le sfere turbate e paurose
Ricomponendo, in armonía le strinse
Coll'inchinar de' neri sopraccigli:
Stridean arsi e vermigli
Gl'immensi petti; e ancor s'udia guizzante
Su i tessalici campi
Ruggir tra fumo e lampi
La folgore di Giove: ei trionfante
De' numi intanto la bevanda in cielo
Tra Pallade libava e il dio di Delo.