Cidippe ad AconzioEpistola vigesima

By Remigio Nannini

Gran tema il cor mi scosse, allor ch'io vidi

I cari versi tuoi, che senza voce

E senza labra aprire, o muover lingua,

Sol con la mente, e sol con gli occhi lessi,

Acciò ch'io non facessi un'altra volta

Un giuramento, inaveduta, a Dio,

Come io fei quando entro al fallace pomo

Mal saggia lessi il giuramento scritto;

E nuovi inganni ancor m'avresti tesi,

Se, come tu confermi, io non t'avessi

Già per mio sposo una sol volta eletto.

E quasi fui per non aprir la carta;

Ma dubitai che di Diana l'ira

Non si fesse ver me più cruda e fiera,

S'io fussi stata al tuo volere acerba.

E bench'io faccia e sacrifici e voti,

E devota ed umil gl'incensi abbruci

Per onorar la sacrosanta ninfa,

Nulla mi val, perch'al tuo grande amore

Troppo mostrata s'è benigna e grata,

E tal vendetta fa di mia durezza

Ch'usai contra di te, che meno amica

Ad Ippolito suo mostrosse e pia.

Ma quanto più dovea, vergine e casta,

Di casta favorir vergine e pura

Il casto corpo e la pudica mente,

E che casta guidassi i miei verd'anni,

Ch'or, sua mercé, d'infirmitade oppressi

Misera veggio, e ch'ella voglia temo

Che sfortunati sien, miseri, e brevi.