CIII

By Giosue Carducci

Mio padre era un balordo astemio Cesare,

Un sornione in trono:

Io bevo la mia zozza, ed un magnanimo

Imperatore io sono.

Oh magica bevanda, indovinata

Dal mio paterno core!

Io bevo la mia zozza, e si dilata

La Cina tutta in fiore.

Il mio regno del centro apre e si spampana

Come un bocciuol di rosa.

Io quasi quasi un uom divento, e gravida

Si trova la mia sposa.

È una cuccagna! I moribondi in festa

Dànno calci a le bare:

Del mio Confucio imperial la testa

Annaspa idee più chiare.

A' miei prodi soldati il pan di segala

Diventa mandorlato,

E gli straccioni de l'impero marciano

Tutti in seta e in broccato.

Quegli invalidi frolli, quelle ignude

Zucche de' mandarini,

Ripigliano il vigor di gioventude

E scuotono i codini.

Compiuta è al fin la gran pagoda, mistico

Asil di fede e imago:

Già gli ultimi giudei vi si battezzano

E han l'ordine del drago:

Posa ogni senso di ribellione,

E gridano i Mansciù:

– Noi non vogliam la costituzione,

Noi vogliamo il kansciù,

Vogliam la verga! – Il medico di corte

Fa gli occhi spaventati.

Esculapio, io vo' ber fino a la morte

Per il ben de' miei stati.

E zozza ancora! e zozza ancora! un gócciolo

Ancor di questa manna!

Il mio popol, vedete, è in visibilio,

E canta – Osanna osanna!