CIV – Menzini

By Giacomo Leopardi

Oh de la gloria luminoso calle!

Felice quei che in te vestigio imprime,

Né a' rai del tuo bel Sol volge le spalle.

Or chi brama che 'l grande e che 'l sublime

Risplenda ne' suoi scritti, e si consiglia

Correr di Pindo in ver le palme prime;

Giammai non torca da l'onor le ciglia,

Ma da la nobiltade, e i suoi pensieri

Servano a lei qual signoril famiglia.

E co' suoi spirti generosi e altieri

Non mai s'abbassi a quel che a l'alma oltraggio

Può far co' suoi vapor torbidi e neri.

Tenga lungi dal volgo erto il viaggio,

E le nebbie importune alto saetti

Dal suo bel ciel col luminoso raggio;

E poi ben giusta inclita laude aspetti

Da quegli che verranno. Ah sì, verranno

Migliori al coro ascreo giudici eletti.

E quei che forse or sconosciuti stanno,

Sin da gli elisii campi eccelso e forte

Di benché tarda gloria il suono udranno.

Ver è che al Ciel la lor beata sorte

Debbon spirti sublimi; e questo è il pregio

Che sol per grazia è fatto altrui consorte.

Esser l'ingegno in nobiltade egregio

Mal può per arte; e sol del ciel cortese

È questi e di Natura unico fregio.

Ella da prima in le grand'alme accese

Un gentil foco; ed ella i semi sparse,

E a lieto germogliar pronti gli rese.

In sterile terren non vedi alzarse

Pianta meschina; e del su' april si duole,

Che sol squallide frondi in lei cosparse:

Anch'ella pur vorrebbe in faccia al sole

Spiegar florida chioma a' suoi verd'anni;

Ma ritrosa Natura osta, e non vuole.

Pur non fia che del tutto invan si affanni

L'ingegno umile allor che anela e suda

Pur di Natura a ristorare i danni.

E non fia che del tutto a lui si chiuda

Il sì difficil varco, e che del tutto

D'effetto vòto il buon voler s'escluda.

Ché quel che parve orrido campo asciutto,

Per onda si discioglie, e a chi 'l coltiva,

Dolce promette in sua stagione il frutto.

Non t'accorar se v'ha talun che scriva

Che in van si tenta ogni arte: e pur per arte

La piccola barchetta al porto arriva.

Nelle chire di Febo eterne carte

Mille vedrai inclite forme e mille,

Che potran del sublime esempio farte.

E nel tuo cuor le tacite faville

A poco a poco sveglieransi; e poi

Per tutto vibrerai lampi e scintille.

E al grande oprar de' gloriosi eroi

Vedrai lo spirto in te farsi maggiore,

E gli angusti sdegnar confini suoi.

Questo vuol dir che a ciaschedun nel cuore

Avvi il talento;ma non sempre eguale,

Che grande è in altri, e forse in te minore.

Mira qual splende il cielo, e mira quale

Ardon gli astri diversi; e la chiarezza

Spesso de l'uno al suo vicin prevale.

E pur son paghi de la lor bellezza

Ciascun, benché diversi; e 'l guardo umano

Tragge d'entrambi una gentil vaghezza.

Ma perché a te chiaro si faccia e piano

Qual sia 'l sublime, or via l'orecchia appresta,

Né forse a i detti inchinerassi in vano.

Sublime è quel ch'altri in leggendo desta

Ad ammirarlo, e di cui fuor traluce

Beltà maggior di quel che 'l dir non presta.

Ond'è che l'alma a venerarlo induce,

E l'empie di se stesso, e la circonda

D'una maravigliosa amabil luce.

E quanto il guardo in lui più si profonda,

Più e più diletta; e per vigore occulto

La mente del lettor fassi feconda.

So ben che puote anche in sermone inculto

Chiudersi un gran pensiero; e si appresenta

Talvolta in creta anche un gran nume insculto.

E v'ha talun ch'ebbe la cura intenta

Solo al concetto, e l'ornamento esterno

Sprezzò la mano neghittosa e lenta.

Quindi sovente in tal costume io scerno

In quei che, ratto immaginando, al cielo

Vide far di tre giri un giro eterno.

Ma tu d'un doppio e generoso zelo

Vorrei che ardessi, e che le grandi idee

Ricco avesser per te pomposo velo.

Chi non ha l'auro, o 'l perde, è ver che bee

Il Chianti in vetro; ma più lieto in vista

Spargeria di rubin gemme eritree.

È ver che in massa ancor confusa e mista

Ha suo prezzo l'argento, e pur novella

Un'artefice man grazia gli acquista.

È ver che grezzo è l'adamante, e in quella

Ruvida spoglia è prezioso, e pure

Alla fervida ruota ei più s'abbella.

Così le basse forme e sì l'oscure

Fuggir tu dei, e a l'arte, a l'ornamento

Volger l'ingegno e le sagaci cure:

E far che splenda il non volgar talento

Ne' gran senso non sol, ma in quello ancora

Onde si spiega un nobile argomento.

Che se l'un ti riserbi, e l'altro fuora

Negletto lasci, non avrai per certo

La doppia palma onde lo stil s'onora.

Quindi farassi a la tua mente aperto

Qual sia 'l contrario del sublime, in cui

Alcun non è de i detti pregi inserto.

Talvolta udrai dentro gli scritti altrui

Alto rimbombo, e strepitoso il suono;

Ma ve' che inganna, e non è fondo in lui.

Perché l'alta del grande origin sono

I gran pensieri, e di febea faretra

Fulmine i sensi, e le parole il tuono.