CIV – Menzini
Oh de la gloria luminoso calle!
Felice quei che in te vestigio imprime,
Né a' rai del tuo bel Sol volge le spalle.
Or chi brama che 'l grande e che 'l sublime
Risplenda ne' suoi scritti, e si consiglia
Correr di Pindo in ver le palme prime;
Giammai non torca da l'onor le ciglia,
Ma da la nobiltade, e i suoi pensieri
Servano a lei qual signoril famiglia.
E co' suoi spirti generosi e altieri
Non mai s'abbassi a quel che a l'alma oltraggio
Può far co' suoi vapor torbidi e neri.
Tenga lungi dal volgo erto il viaggio,
E le nebbie importune alto saetti
Dal suo bel ciel col luminoso raggio;
E poi ben giusta inclita laude aspetti
Da quegli che verranno. Ah sì, verranno
Migliori al coro ascreo giudici eletti.
E quei che forse or sconosciuti stanno,
Sin da gli elisii campi eccelso e forte
Di benché tarda gloria il suono udranno.
Ver è che al Ciel la lor beata sorte
Debbon spirti sublimi; e questo è il pregio
Che sol per grazia è fatto altrui consorte.
Esser l'ingegno in nobiltade egregio
Mal può per arte; e sol del ciel cortese
È questi e di Natura unico fregio.
Ella da prima in le grand'alme accese
Un gentil foco; ed ella i semi sparse,
E a lieto germogliar pronti gli rese.
In sterile terren non vedi alzarse
Pianta meschina; e del su' april si duole,
Che sol squallide frondi in lei cosparse:
Anch'ella pur vorrebbe in faccia al sole
Spiegar florida chioma a' suoi verd'anni;
Ma ritrosa Natura osta, e non vuole.
Pur non fia che del tutto invan si affanni
L'ingegno umile allor che anela e suda
Pur di Natura a ristorare i danni.
E non fia che del tutto a lui si chiuda
Il sì difficil varco, e che del tutto
D'effetto vòto il buon voler s'escluda.
Ché quel che parve orrido campo asciutto,
Per onda si discioglie, e a chi 'l coltiva,
Dolce promette in sua stagione il frutto.
Non t'accorar se v'ha talun che scriva
Che in van si tenta ogni arte: e pur per arte
La piccola barchetta al porto arriva.
Nelle chire di Febo eterne carte
Mille vedrai inclite forme e mille,
Che potran del sublime esempio farte.
E nel tuo cuor le tacite faville
A poco a poco sveglieransi; e poi
Per tutto vibrerai lampi e scintille.
E al grande oprar de' gloriosi eroi
Vedrai lo spirto in te farsi maggiore,
E gli angusti sdegnar confini suoi.
Questo vuol dir che a ciaschedun nel cuore
Avvi il talento;ma non sempre eguale,
Che grande è in altri, e forse in te minore.
Mira qual splende il cielo, e mira quale
Ardon gli astri diversi; e la chiarezza
Spesso de l'uno al suo vicin prevale.
E pur son paghi de la lor bellezza
Ciascun, benché diversi; e 'l guardo umano
Tragge d'entrambi una gentil vaghezza.
Ma perché a te chiaro si faccia e piano
Qual sia 'l sublime, or via l'orecchia appresta,
Né forse a i detti inchinerassi in vano.
Sublime è quel ch'altri in leggendo desta
Ad ammirarlo, e di cui fuor traluce
Beltà maggior di quel che 'l dir non presta.
Ond'è che l'alma a venerarlo induce,
E l'empie di se stesso, e la circonda
D'una maravigliosa amabil luce.
E quanto il guardo in lui più si profonda,
Più e più diletta; e per vigore occulto
La mente del lettor fassi feconda.
So ben che puote anche in sermone inculto
Chiudersi un gran pensiero; e si appresenta
Talvolta in creta anche un gran nume insculto.
E v'ha talun ch'ebbe la cura intenta
Solo al concetto, e l'ornamento esterno
Sprezzò la mano neghittosa e lenta.
Quindi sovente in tal costume io scerno
In quei che, ratto immaginando, al cielo
Vide far di tre giri un giro eterno.
Ma tu d'un doppio e generoso zelo
Vorrei che ardessi, e che le grandi idee
Ricco avesser per te pomposo velo.
Chi non ha l'auro, o 'l perde, è ver che bee
Il Chianti in vetro; ma più lieto in vista
Spargeria di rubin gemme eritree.
È ver che in massa ancor confusa e mista
Ha suo prezzo l'argento, e pur novella
Un'artefice man grazia gli acquista.
È ver che grezzo è l'adamante, e in quella
Ruvida spoglia è prezioso, e pure
Alla fervida ruota ei più s'abbella.
Così le basse forme e sì l'oscure
Fuggir tu dei, e a l'arte, a l'ornamento
Volger l'ingegno e le sagaci cure:
E far che splenda il non volgar talento
Ne' gran senso non sol, ma in quello ancora
Onde si spiega un nobile argomento.
Che se l'un ti riserbi, e l'altro fuora
Negletto lasci, non avrai per certo
La doppia palma onde lo stil s'onora.
Quindi farassi a la tua mente aperto
Qual sia 'l contrario del sublime, in cui
Alcun non è de i detti pregi inserto.
Talvolta udrai dentro gli scritti altrui
Alto rimbombo, e strepitoso il suono;
Ma ve' che inganna, e non è fondo in lui.
Perché l'alta del grande origin sono
I gran pensieri, e di febea faretra
Fulmine i sensi, e le parole il tuono.