CIV
Noi siàn, donne, forestiere,
mazzocchiaie e giovanotte,
ben nell'arte nostra 'strutte
come vi farèn vedere.
Noi siàn tutte in Cipri nate;
là, come per noi s'intese
quanto belle e gentil siate,
del vedervi insieme accese,
no' partimmo del paese:
e qui giunte finalmente,
no' siàn piú che mai contente,
poiché vi possian vedere.
Donne, gli è di carnasciale,
e voi siate in sul fiorire:
perder tempo e' saria male,
liete e 'n punto si vuol gire:
in che vi potrem servire,
perché tutte abbiam con noi
code assai per fornir voi,
e farénvi anche piacere.
Puossi male una acconciare
da sé, ch'esser voglion due:
stia giù l'una e lasci fare
belle a noi le treccie sue.
Dir vogliànvi il modo, orsùe,
benché tutte lo sappiate:
pur pe' vostr'occhi mostrate
che lo volete sapere.
Dello acconciar questo è 'l modo:
che come ben disteso hai
la coda e sciolta ogni nodo,
un dirizzatoio arai,
dritto bene e lungo assai:
fra' capegli in mezzo il metti,
do' di quà e 'n là gli getti;
ma fa' piú che puoi leggiere.
Strigni allora co' nastri e lega
ben la treccia, e fatto poi,
donne, la coda si piega
e s'avvolge in quel che vuoi;
fatto ciò, come prima puoi,
una pannocchia anche appicca,
e qualche punto vi ficca
perché non possa cadere.
Del mazzocchio oggi è usanza:
suolsi così sotto porre;
chi non ha ricci abbastanza,
vuolsi averne da riporre;
se volete i nostri tôrre,
noi ve gli porréno in mano:
e' si vuol di mano in mano,
per mutar, piú code avere.
La coda oggi assai s'assetta
secondo che 'l tempo viene:
molte voglion se gli metta,
donne, giù, dietro alle rene;
noi faccián questo sí bene
che nessuna di noi duolsi:
or se alcuna acconciar vuolsi,
noi lo farén volentiere.