CIX
Donne, coregge forte e naturale,
fatte di stiena sol dell'animale!
No' fummo in gioventù già chiavaiuoli;
ma perché è faticosa arte, a' figliuoli
nostri l'abbiàn lasciata, e non son soli,
ma tanti che quell'arte oggi fa male.
Or che siàn vecchi, coregge facciáno,
e meglio assai ch'i giovani; e le diàno
a miglior pregio, e così non perdiàno
il tempo, e fassi questo capitale.
Forse non ci credete? Or le provate:
noi tirereno e voi, donne, tirate;
se la coreggia scoppia, non pagate:
non siàn per ingannarvi o farvi male.
Noi ne faccián talvolta di segreto,
e se qualcun s'abbatte a starci drieto,
e' se ne avvede: ognun di noi sta cheto,
ch'una di queste per dua altre vale.
Guardar queste bisogna a farle nette,
ch'un artefice nostro si credette
già farne, e poi quando le man vi mette,
trovò ch'avea imbrattato l'ombrunale.
Eccovene qui innanzi di piú sorte,
pilose, larghe, strette, lunghe e corte,
lisce, morbide, rosse e tanto forte,
che è troppo forse e l'arete per male.
Se non v'aggiugne allor, donne, conviene
la coreggia con man stropicciar bene:
così s'allarga, così al buco viene,
entravi l'ardiglion senza far male.
Questa coreggia è così pelosa,
al mal del fianco è una buona cosa;
e chiunche l'usa, o palese o nascose,
rade volte o non mai ha un tal male.
Portiànle rosse, per mostrar d'avere
d'ogni sorte, non che sien da piacere:
ma se volessi far nostro volere,
non useresti mai coregge tale.
Alto sù, donne, aocostatevi a noi:
darénvi de coregge e farén poi,
così vecchi, duo danze anche con voi.
sì ben come quest'altri in sulle gale.