CL. IL GIORNO ONOMASTICO DELLA MIA DONNA. NELLA VILLA DEL SIGNOR LUIGI AUREGGI I...

By Vincenzo Monti

Non aveva le porte ancora

Ben dischiuse al dì l'Aurora,

E nel cielo ancor splendea

L'alma stella dionea,

Quando io sazio di riposo

Di mia cuccia uscìa; bramoso

Di mirar su l'ardue cime

Di Brianza il sol sublime

Sollevarsi, e dei colori

Che la notte avea rapiti

Rivestendo l'erbe e i fiori

Ridestar co' dardi igniti

Nelle cose la sopita

Allegrezza della vita.

Così mosso il piè, repente

Ecco farsi a me presente

Una larva una figura

Di sembianza grave e scura;

Che ravvolta in negro velo

Pria mi strinse il cor di gelo,

Poi di tacito diletto

Mi tentava il dubbio petto.

Muta in me lo sguardo affisse

Alcun poco, e alfin sì disse:

— Non turbarti. Io son nudrice

D'alti affetti, e di severi

Nobilissimi pensieri

Ai poeti inspiratrice,

Ai poeti che il destino

Mal governa. Ed or che al chino

Volgon astri iniqui e crudi

Delle Muse i dolci studi

E di lieta si fe bruna

Ai tuoi versi la fortuna,

Vengo a farti compagnia.

Mi ravvisa: altra fiata

Fui già teco; e son chiamata,

Ben lo sai, Malinconìa. —

— O dell'anime pensose

Ma infelici e a tutti ascose

Fida amica e consigliera!

Io risposi: al dolce tosco

Che in me versi, ti conosco.

Sì, sei dessa: e al certo è vera

La virtù che da te scende,

E ne' mali il cor l'intende.

Vero è ancor che il regno tutto

Delle Muse or giace in lutto,

E che allegra più non suona

La mia cetra. Ma perdona:

Questo giorno averti a lato,

No davvero non poss'io.

Sacro è il giorno all'amor mio;

A colei che amico fato

Diè compagna alla mia vita,

A colei che con piè forte

Fa ch'io calchi la mia sorte

E mi salda ogni ferita;

Alma invitta e in sè sicura

Contra i colpi di ventura.

Fuggi adunque. Tu venisti

In mal punto. I pensier tristi

Qui son tutti oggi sbanditi:

Qui la gioia de' conviti

Sola regna. Ed il gentile,

Che a banchetto signorile

N'ha raccolti, in compagnia

No non vuol malinconìa. —

Con civil ripulsa onesta

Fuor dell'uscio in questo dire

Io metteva quella mesta

Avversaria del gioire.

Cheta cheta a capo chino

Ripres'ella il suo cammino,

E tra' denti mormorò:

— In Milan t'aspetterò. —

E già chiaro il sol vincea

Di Brianza l'emisferio,

E di schietti raggi empiea

Il vallon di Caraverio.

Lieto alzando a lui la fronte:

— Salve, dissi, eterno fonte

Della luce! e come pura

Tu la vibri alla natura,

Così puri e ognor sereni

La mia donna i suoi dì meni:

E sia questo, allor ch'ei torni,

Il più bel di tutti i giorni. —