Clarissimi atque excellentissimi artium et medicinae doctoris domini Magistri Gu...

By Auteur inconnu

Gallo, s'el te rimembra

De Livia toa, terra in stato idonìo.

Che stese le toe membra

Te sublivando nel bel boscho Aonio

Fuor del paese Ausonio;

Quel Pyreydo coro excelse nymphe

Dico Kalyope, Clyo e Talya,

Euterpe e Polimya

Già te alataron nelle chiare lymphe

Di Parnasico monte e su le rive

Verde de Helycon sacro,

D'amor per ti canctar quelle alme dive.

Poeta e simulacro

Loro te ferno. Al mondo il tuo chiar nome

vive con quelle muse io so ben come.

Hora adonque pietate

Di tanto excidio tolli e mieco piagni,

Perhò che toa citate

Libera è consumata e spira l'agni,

E se lacera i pagni

Quale ora vede il monte calboleo,

Pensando sole matrone e cavaleri

Sì generosi e alteri,

Ch'or sono spenti, si fia il mondo reo.

E s'il monte orgolglioso ivi comprende,

Trista rinova il pianto,

Tal che da i umidi ochii un rio discende

Che 'l Monton non fe' tanto

Quando Ravenna sentì suo gran cozzo

Che fe' turbar Neptunno e 'l mar fe' sozzo.

Heu, heu, quanto dolore

Credi ch'abbian color che sono in bando,

Che se alchuno è magiore

Non è più ardente, il futur memorando?

Forlì, Forlì, nephando,

Vota di soi dolci e cari filglii,

Che mendicando vanno a altrui mercede!

Hay lasso me! La fede

Se trova rara in fra sì duri artilgli,

Ché chi suoi triumphar ne l'altrui sceptri

Poi se ritrovi in basso,

Son loro animi afflicti, obscuri e tetri.

Hor così passo passo

La toa citate è conversa in ovile,

Cassa del seme nobile e gentile.

Dove son Montialbani,

Chiarici, Sassoni e Raphanelli,

E gli altri tanto humani

Di boni amici e ver nemici a' felli?

Hor son polve facti elli,

Che la dov'è virtù prìa va la morte,

Dicta Lachesis e Antropos e Cloto;

Tien più fra rei lor voto

Al fin fra mille martirî ed aspre sorte:

Non fo l'alma Dyone, Iuno e Palla

Tanta divisa al pomo

Quanto costei, unde il suo regno calla.

È sì callato a domo

Che non si pote aytar coi stanchi nervi

Mercè degl'habitanti e di protervi.

Ma se 'l ciel non torze

Dal proprio corso il publico vïaggio,

Ben disporrà tal forze

Che farà sospirar ch'or se tien saggio.

Ché 'l capricorno un raggio

Pilglia di Marte che fa 'l sangue ardente

Nel cor de chi vi nacque al tempo anticho;

Che s'io vivo anchor, dico

Vederlo chiar come io l'ho nella mente.

Ma dubio, son sì pochi quei preclari

E magni che son torti

Dal vero inclito regno in piancti amari,

Che son quasi che morti,

Poveri facti in miserabil vita,

Che non pon cosa, e libertà n'è gita.

Elegia, vanne al bel Kastalio fonte,

Trova il preclaro Gallo,

Poeta che de myrto orna la fronte,

E cum le Muse in ballo

Cantando girra non morto, anzi vivo;

Hor veda qual'è il suo luoco nativo.