Clarissimi monarchae Dantis de Aldigheriis de Florentia cantilena amatoria.

By Auteur inconnu

Amor, che nella mente mi rasona

Della mia donna disïosamente,

Move cose de lei mieco sovente,

Che l'intellecto sovra sé desvìa.

Al suo parlar sì dolcemente sona

Che l'anima ch'ascholta e che lo sente

Dice: oimè, che io non son possente

De dir quel ch'odo della donna mia!

Ma certo el me convien lassare in pria,

S'io vuò canctar quel ch'io odo di lei

Ciò che 'l mio intellecto non comprende,

Et di quel che se intende

Gran parte, perché dir non lo saprei.

Poscia, se le mie rime havran diffecto,

Contarò delle loda di costei;

De ciò se biasmi il debile intellecto,

E 'l parlar nostro, che non ha valore

De ritrar ciò che rapresenta amore.

Non vede il sol, che tutto 'l mondo gira

Cosa gentile quanto fe' quella hora,

Che luce nelle parte ove dimora

La donna de cui dire Amor me face.

Ogni intellecto d'ella su le mira

A quella gente che qui se inamora,

Nei lor penseri la trovàvo anchora,

Quando amor fa sentir della soa pace;

Et l'esser tanto a quel che glie dà pace

Che infonde sempre in lei la soa virtute,

Oltra il dimando di nostra natura.

La sua anima pura,

Che riceve da lei questa salute

La manifesta in quel che la conduce;

Ché 'n sue bellezze son cose vedute,

Che gli ochii di coloro ove ella luce

Ne mandan messi al cuor pien de disiri,

Che prendon aire e diventan sospiri.

In lei discende la virtù divina

Sì come face in gli angiol che la vede,

E qual donna gentil questo non crede

Parli con lei, e miri gli ochii soi

Quivi dove ella parla se dechina

Un spirito dal ciel ch'arecha fede

Come è alto il valor ch'ella possede,

Et oltra a quel che se conviene a noi.

Gli atti soavi ch'ella mostra a altroi

Vanno chiamando amor ciaschuno a prova

In quella voce che gli fa sentire;

De costei si può dire:

Gentile è in donna ciò che in lei se trova,

Et bella è tanto quanto a lei somilglia.

Et posse dìr che 'l suo aspecto giova

A consentir ciò che par miravilglia

Onde la nostra fede è aiutata,

Perhò fo tal da l'eterno creata.

Cose aparischon nello suo conspecto

Che mostran del piacer del paradiso,

Dico ne gli ochii, e nel suo dolce riso,

Che li vi reccha amor conie a suo loco.

Elle assottigliano il nostro intellecto

Come raggio di sole infrange 'l viso,

E perch'io non la posso mirar fiso,

Me convien contentar de dirne pocho.

Di soa beltà piove fiamme di foco

Animo te dè un spirto gentile,

Ch'è creatore d'ogni pensier bono,

E rompe come trono

I vitii creati, che fanno altrui vile.

Perhò qual donna senta soa beltade

Biasmar per non parer cheta, e non miri

Costei, ch'è exemplo de humilitade;

Questa è colei che humilia ogni perverso,

Costei penso che mosse l'universo.

El par, cançon, che tu parli contrario

Al dir d'una sorella che tu hai,

Ché questa donna, che sì humil favella

La chiama fiera et anchor disdegnosa.

Dico che 'l ciel sempre è lucente e chiaro,

Et quanto in sé non se turba giamai;

Ma gli nostri ochii per cagione assai

Chiaman la stella talhor tenebrosa.

Così quando ella la chiamò orgolgliosa

Non considerò lei secondo il vero;

Ma pur secondo quel che gli parea.

Ché l'anima è beata,

E vene anchora ovonque ella mi sente,

Cossì alhor mostrasti il tu mestiero,

E di madonna, s'el ve fosse a grato,

Io parlarei de lei in ogni lato.