CLI – Varano
L'alma, in cui d'ogni corpo immagin nasce
Pe' sensi, e col desio cresce, e diventa
Esca di lei, che di pensier si pasce,
Le amate in sé volgea di beltà spenta
Rare sembianze, onde ragion fu vinta
Troppo a cader pronta, e a risorger lenta;
E tal forma affinando al cupo avvinta
Suo meditar coll'infiammato ingegno:
Oimè! Amennira, disse, è dunque estinta!
Tant'ebbe il Ciel gli umani voti a sdegno,
Che d'eterna coprì nebbia quel volto,
Su cui partian grazia e onestade il regno?
Ah! se il bennato spirto in vaga avvolto
Spoglia, e concesso in dono ai bassi chiostri,
Innanzi tempo esser dovea ritolto,
Perché in lui tutta unir quanta si mostri
Viretù divisa fra mill'alme, e poi
Mesto farne argomento ai pianti nostri?
E perché al bel fulgor de' raggi suoi,
Mentre sparia, sì chiaro aggiunger lume
Per gravar d'atra notte Amore e noi?
Ma, lassa! donde avvien ch'io mi consume
Fra sì tristi sospir? Vinto pur giacque
Chi a la mia libertade arse le piume.
Tre lustri il Sol rivolse in giro, e tacque
De' miei desir l'agitatrice guerra,
Ch'ella destò, che per mio duol mi piacque.
Pace alfin mi recò lontana terra
Lunga etade, e men cruda immagin nova;
Ed or che il fral di lei sceso è sotterra,
Sveglia del foco mio l'antica prova
Nelle ceneri sue? Dunque l'acerba
Morte, che tutto spegne, Amor rinnova?
Dunque uno scioglie, e l'altro il nodo serba
Puù amaro? E per chi è polve e per chi vive
Va in un colpo di due trofei superba?
Deh! chi mi guida a le infelici rive,
Ove annebbiate dai lugubri orrori
Giaccion le membra pie di spirto prive?
Sì che di pianto e di fumanti odori,
E di fior copra le gelate spoglie,
E se vive le amai, spente le onori.
L'ultimo cercherei, se pur s'accoglie
Ne i languid'occhi, scolorito raggio,
Che in me temprasse l'affannate voglie:
Udrei, o udir parriami il parlar saggio
De le pallide labbra e taciturne,
Use a spirar dolcezza a ogni uom selvaggio;
E strignerei le fredde mani eburne
Con tanti d'amor segni e di pietade,
Che invidia ancor n'avrian l'altr'ossa e l'urne.