CLIII

By Franco Sacchetti

Sempre ho avuto voglia,

veggendo delle donne fiorentine

la nuova foggia, farne una canzone.

E non dirò che doglia

abbiano i cativelli, e che ruine,

a contentar lor falsa oppinione;

ma io vo' dir sol de le lor persone,

che portan portatura tanto strana,

fuor d'ogni modo vana.

E farò 'l mio principio dalla cima,

qual è di tante forme

che ciascuna, per fare usanza prima,

non posa e non dorme,

con coccole, con giunchi e canterelle

trovando ognora nuove ghirlandelle.

E son già alte tanto,

che poco è alta più tal che le porta:

avisasi ciascuna esser maggiore.

I lor cavelli, quanto

più lunghi gli hanno, più se ne conforta

la mente lor, per dimostràgli fore,

con essi scapigliate a tutte l'ore.

E quelle che gli portan suso avolti,

sul cocuzzol raccolti

con tanti giri sovra l'alta ciocca,

non ha più mura o cerchi

del capo lor la tentennana rocca!

E tanti amor soverchi

portan a quello, che per farlo biondo,

al sole stanno quando egli arde il mondo.

E vo' lasciar frenelli

contar, di tanti versi con ciochette,

e venir alla parte de' lor visi:

con lisci e bambagelli

gli pingon, ricoprendo tal cosette,

ch'appena le comprendon gli occhi fisi.

Ma che n'avien di questi lor avisi?

Che ' denti fanno neri e gli occhi rossi;

e di questi soprossi

niente si curan, pur che 'n tal manera

si possan dimmostrare:

archimmia maladetta, ché la vera

carne fan dibucciare,

pelando teste e ciglia in modo tale,

che tormento non è con maggior male!

Quanto si vede il petto

pigner d'un capezzal largo ed aperto,

e mostrar le ditelle e via più giusto!

Non so più cieco efetto,

né membro da portar tanto coverto

che quel che scuopron per lor maggior uso.

Tanto di maglie hanno il busto chiuso,

che di sopra sen va una gran parte,

e 'l corpo giù da parte

gonfia sì, che ciascuna ne par pregna.

Così serrate in mezzo

appaion; ed ancor par che gli avegna,

per questo strigner, pezzo,

che tal si sconcia grossa e tal si sface

e tal, se 'l porta, un piccinaco face.

Giacchi delle guarnacche

alcune fanno già, e questa è opra

con nascosi piombini a' piè d'intorno,

sì che con tal trabacche

l'alta pianella e 'l calcagnin si copra.

Dove qual cade, ne riceve scorno:

questo coperto e smisurato addorno

per tirar con li piedi un gran traìno!

Se per lo re divino

così facesson, sante serien tosto,

ch'a tanto son venute,

che già di certe è un fiorino il costo.

E son già tal vedute

incespicar, andando a petto tese,

che d'un palchetto par che sian discese.

Veggio per questo modo

donne far grandi e della terra uscire,

che fan maravigliar la mente mia;

ed a le madri odo

con altre donne per le chiese dire:

- Ancor costei grande donna fia,

che par ch'uguanno ben cresciuta sia. -

E questi i loro paternostri sono,

dicendo con tal suono,

ch'udir si fanno a chi tra lor s'aggira

con vana volontate:

ché tanto han bene, quanto altri le mira,

vendendo lor ghignate

a' ciechi tristi, quando voglion moglie,

trovando poi qual zoppa e qual con doglie.

Così d'usanze prove

sforzan di fare spesso, aparando

di meretrici dissolute veste.

I' veggio cioppe nove

già una parte d'esse gir portando,

e con mantelli tal com'uom si veste.

Dice che 'l fanno per esser oneste,

e mutan fogge sotto tal coverto;

chi non mira ben certo,

paion scolari in legge o in decreto.

Altre vellate vanno,

portando bruno, e sbarran gli occhi a retro,

dove appiccati gli hanno

con orochico, in forma che nessuna

gli chiude, come vuol l'usanza bruna.

Le veste più assai

son ch'elle fanno, che maniere pesci,

perché altrettante il mondo no ne chiude;

e par che sempremai

tra lor si tagli, cuscia, levi e cresci,

per far nuov'arte alle lor membra nude.

Facciansi inanzi le provincie crude

barbare, greche, turche o soriane,

saracine, indiane,

ch'a petto a questa ogni maniera è nulla!

E per non perder ora,

maritansi come escon della culla:

tal usanza s'onora.

Chi le contenta, sua ricchezza atterra;

e chi nol fa, con lor sta sempre in guerra.

I' farò punto e fine,

perché veggio ch'io misi mano in pasta

ed avolt'era dentro al laberinto.

Principio sanza fine

è voler raccontar quel che non basta

all'apetito lor, così destinto.

Da queste l'uomo è già sommesso e vinto,

bontà de' tristi che son fatti mogli!

Tra così fatti scogli

l'animal razional è soggiogato.

Però, canzon novella,

in altra già de' gioveni ho parlato:

truova la tua sorella,

e va con lei contando gli tuo' versi;

ché io non so qual deggia più dolersi.