CLIV – Parini

By Giacomo Leopardi

Volano i giorni rapidi

Del caro viver mio,

E giunta in sul pendio

Precipita l'età.

Le belle, oimè, che al fingere

Han lingua così presta,

Sol mi ripeton questa

Ingrata verità.

Con quelle occhiate mutole,

Con quel contegno avaro,

Mi dicono assai chiaro:

Noi non siam più per te.

E fuggono e folleggiano

Trà gioventù vivace,

E rendonvi loquace

L'occhio la amano e il piè.

Che far? degg'io di lagrime

Bagnar per questo il ciglio?

Ah no: miglior consiglio

È di goder ancor.

Se già di mirti teneri

Colsi mia parte in Gnido,

Lasciamo che a quel lido

Vada con altri Amor.

Volgan le spalle candide

Volgano a me le belle:

Ogni piacer con elle

Non se ne parte alfin.

A Bacco, a l'amicizia

Sacro i venturi giorni.

Cadano i mirti, e s'orni

D'ellera il misto crin.

Che fai su questa cetera,

Corda che amor sonasti?

Male al tenor contrasti

Del novo mio piacer.

Or di cantar dilettami

Tra' miei giocondi amici,

Augurii a lor felici

Versando dal bicchier.

Fugge la instabil Venere

Con la stagion de' fiori;

Ma tu, Lieo, ristori

Quando il dicembre uscì.

Amor con l'età fervida

Convien che si dilegue;

Ma l'amistà ne segue

Fino a l'estremo dì.

Le belle, ch'or s'involano,

Schife, da noi lontano;

Verranci allor pian piano

Lor brindisi ad offrir.

E noi, compagni amabili,

Che far con esse allora?

Seco un bicchiere ancora

Bevere; e poi morir.