CLIV

By Auteur inconnu

Dal sacro coro di Diana uscite

fra gentil donne fuore,

vinte dal cieco amor, prese e ferite.

Portando sempre questi dardi in mano,

come noi siamo usate,

contro alle forze sue piú tempo invano

ci siàn tutte provate;

ma vinte e superate

da lui troviànci e fuor di pudicizia;

donne, da puerizia siàn mutate.

Così d'amor guidate, noi meschine

abbiàn mutato insegna,

così cerchiàn dell'amoroso fine

dove pietà non regna;

così sempre ci sdegna

amor, che per vendetta l'arco afferra,

così siàn da sua guerra oggi schernite.

Come vedete, abbiàn de' petti nostri

trattosi ognuna il core,

sel perch'all'universo si dimostri

quel che sa fare amore;

vedete in quanto ardore

vive sempre chi ama come noi:

sicché liberi voi, amor fuggite.

La nostra bella dea misera e grama,

ne' suoi verdi boschetti

per grand'amore ancor piangendo chiama

nostri leggiadri aspetti;

ma sí tenaci e stretti

son gli amorosi lacci in che noi siamo,

che mai con lei speriamo esser unite.

Dunque s'a pietà, donne, vi movete

di nostra acerba sorte,

pigliando il nostro esempio, vi farete

dai nostri danni accorte:

fugge infinite morte

chi di Cupido può fuggir lo strale;

sicché può 'l nostro mal farvi avvertite.