CLIX – Passeroni
Pochi sordi or vi son, ma tanti e tante
Fanno a un bisogno orecchi da mercante.
Quanti e quante, poiché hanno ricevuto
Con promesse e con più d'un giuramento
Un favor segnalato, e hanno ottenuto
Con tuo grave disagio il loro intento;
Se hai bisogno da lor di qualche aiuto,
Tu puoi chiamarli cento volte e cento,
Che la tua voce sparsa va per l'etra,
Né de gli orecchi il timpano penetra.
O se vi giunge a stento qualche volta,
Entra per una, esce per l'altra banda:
Più d'un di loro estatico t'ascolta,
Che non giunge a capir la tua domanda,
E se pur la capisce dopo molta
Fatica, in pace per lo più ti manda:
Se chiedi aiuto, egli ti dà consiglio
Con ruvide parole e altero ciglio.
Quanti che ne la lor bassa fortuna
T'udivan volentieri e facilmente;
Giunti in alto, fan poi come la luna,
Che le parole altrui non cura o sente:
La tua voce a costor sembra importuna;
E mentre con lui parli umilemente,
Non ti degnan tampoco d'una sola
Benigna occhiata, oppur d'una parola.
Ti chiamano indiscreto e seccatore,
Se i tempi già preteriti ricordi:
Se tu chiedi da lor grazia o favore,
Non ti conoscon più questi balordi:
Grida pure, se sai, fa pur romore,
Che se nol son, costoro fan da sordi:
E non v'è, lo Speroni solea dire,
Sordo peggior di chi non vuole sentire.
Co gli uomini superbi e co gl'ingrati,
Co' cortigiani, i quali del padrone
Godon la grazia, e cogl'indebitati,
E co' somari, e simili persone,
E finalmente cogl'innamorati,
Se non ti fai sentir con un bastone,
Tu puoi gracchiare e stridere a tua posta,
Che fanno i sordi e non ti dan risposta.