CLIX – Passeroni

By Giacomo Leopardi

Pochi sordi or vi son, ma tanti e tante

Fanno a un bisogno orecchi da mercante.

Quanti e quante, poiché hanno ricevuto

Con promesse e con più d'un giuramento

Un favor segnalato, e hanno ottenuto

Con tuo grave disagio il loro intento;

Se hai bisogno da lor di qualche aiuto,

Tu puoi chiamarli cento volte e cento,

Che la tua voce sparsa va per l'etra,

Né de gli orecchi il timpano penetra.

O se vi giunge a stento qualche volta,

Entra per una, esce per l'altra banda:

Più d'un di loro estatico t'ascolta,

Che non giunge a capir la tua domanda,

E se pur la capisce dopo molta

Fatica, in pace per lo più ti manda:

Se chiedi aiuto, egli ti dà consiglio

Con ruvide parole e altero ciglio.

Quanti che ne la lor bassa fortuna

T'udivan volentieri e facilmente;

Giunti in alto, fan poi come la luna,

Che le parole altrui non cura o sente:

La tua voce a costor sembra importuna;

E mentre con lui parli umilemente,

Non ti degnan tampoco d'una sola

Benigna occhiata, oppur d'una parola.

Ti chiamano indiscreto e seccatore,

Se i tempi già preteriti ricordi:

Se tu chiedi da lor grazia o favore,

Non ti conoscon più questi balordi:

Grida pure, se sai, fa pur romore,

Che se nol son, costoro fan da sordi:

E non v'è, lo Speroni solea dire,

Sordo peggior di chi non vuole sentire.

Co gli uomini superbi e co gl'ingrati,

Co' cortigiani, i quali del padrone

Godon la grazia, e cogl'indebitati,

E co' somari, e simili persone,

E finalmente cogl'innamorati,

Se non ti fai sentir con un bastone,

Tu puoi gracchiare e stridere a tua posta,

Che fanno i sordi e non ti dan risposta.